Compra armi all’asta on line e si autodenuncia: processato e assolto
L’uomo, residente a Rovereto, si era aggiudicato tre fucili da caccia e due pistole della Seconda guerra mondiale mentre era al lavoro su una nave da crociera
ROVERETO. Mentre era in crociera, per lavoro non certo per diletto, ha partecipato ad un'asta online aggiudicandosi tre fucili da caccia e due pistole della Seconda guerra mondiale. Armi da sparo, perfettamente funzionanti ancorché datate, che l'uomo - L.N., 57 anni di origini rumene ma da anni residente a Rovereto - come detto ha acquistato in Internet sul sito Catawiki. Che, attenzione, tutto è tranne che un bazar virtuale per sprovveduti visto che, oltre ad essere certificato, ogni settimana propone aste nell'etere mettendo in vendita 75mila oggetti speciali suddivisi in 22 categorie. Tra cui quella delle armi che, nel frattempo, è stata cancellata per la diversa legislazione vigente nei singoli Paesi dell'Unione europea.
In Italia, infatti, comperare all'estero e farsi spedire armi è illegale, in Francia (trattandosi di pezzi storici) no. Ma l'imputato abita all'ombra della Campana ed è incappato proprio nel reato di «compravendita di armi comuni da sparo per corrispondenza o mediante contratto a distanza».
Il collezionista - che a casa possiede vari cimeli delle due guerre mondiali acquistati online - come detto ha partecipato all'asta mentre in era in alto mare, a bordo di un transatlantico pieno di turisti dove stava lavorando. In tribunale ha raccontato di aver chiesto che la spedizione a domicilio avvenisse una volta rientrato ma così non è andata. Tornato in città ha trovato quattro pacchi davanti a casa ed è riuscito a fermare l'invio dell'ultimo, una pistola.
L'avvocato difensore Cristian Zamfir di Trento ha spiegato al giudice Monica Izzo che in Francia questa pratica è lecita e quindi il fatto oggettivo non è messo in discussione ma la buona fede ci sta tutta. Tant'è che l'imputato ha preso le armi ancora imballate e le ha portate dai carabinieri, di fatto autodenunciandosi. L'articolo 17 della Legge 110 del 1975, d'altro canto, stabilisce che l'acquirente residente in Italia debba ritirare pistole o fucili da un commerciante autorizzato o da un intermediario, munito di licenza, dopo averne dato comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza.
La norma, dunque, vuole assicurare che il trasferimento avvenga tramite canali legali e controllati, con sanzioni per i trasgressori (quelli che non si sono appoggiati ad un armaiolo) che prevedono la reclusione da 1 a 6 mesi e la multa fino a 154 euro. La stessa casa d'asta, per altro, sul proprio sito indica chiaramente che chi partecipa ai rilanci deve conoscere la legge ed essere a posto con i requisti e, ovviamente, declina ogni responsabilità. Tanto che la pm Cecilia Costa ha chiesto la condanna a 1 mese 20 giorni e 103 di multa.
La difesa ha invece insistito sulla totale assenza di dolo: «Manca l'elemento soggettivo e la buona fede è confermata dal fatto che quando sono arrivati i pacchi il mio cliente li ha portati direttamente dai carabinieri». La giudice ha assolto l'imputato perché il fatto non costituisce reato ma ha confiscato i tre fucili e le due pistole.