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«Lavata» la puzza Sandoz

Ultimato il nuovo impianto

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Cronotabella rispettata e soldi in più, assolutamente privati, per sconfiggere una volta per tutte la puzza. La Sandoz, ieri mattina, ha acceso i ventilatori del nuovo impianto abbatti-odori realizzato a tempo di record.

E mettendo sul piatto quasi 1,6 milioni di euro per una soluzione che, oltre ad essere all’avanguardia, è l’unica in Trentino. La multinazionale del farmaco, d’altro canto, era finita sul libro nero di Comune e Provincia dopo aver annusato l’aria di Lizzana e, contestualmente, aver emanato una normativa che fissa dei paletti per indicare il fastidio olfattivo percepito dai cittadini.

E una delle fonti di origine era proprio l’azienda del gruppo Novartis. Da quel luogo, però, d’ora in avanti non uscirà più alcun miasma perché i potenziali odori saranno convogliati, lavati prima a secco (con l’aria), poi in umido (con l’acqua) e infine ripassati con, per dirla in termini grossolani, la candeggina e finire su un camino alto 30 metri che libera al vento sostanze depurate dalla puzza.

Insomma, i nasi degli abitanti di Lizzana e Lizzanella - ma anche degli altri roveretani, visto che l’olezzo molesto si è percepito a lungo fino a Volano - sono finalmente stati messi al riparo. Merito, chiaramente, della Sandoz che ci ha messo denari di casa ma soprattutto di una task force congiunta Comune-Provincia (e dipartimenti ambientali vari) che ha affrontato di petto il problema.

La stura, come si ricorderà, era stata data lo scorso anno dalla Conferenza dei servizi. La giunta, soprattutto l’assessore Carlo Plotegher che si è preso carico della questione fin dal suo insediamento a palazzo Pretorio, ha chiesto a piazza Dante di legiferare in materia di odori insistendo sulla questione di salute «minata» dal disagio per il naso molestato dal tanfo.

È stata così avviata una campagna in stile militare con tanto di acquisto del naso elettronico e misurazioni puntuali. Che hanno individuato i «puzzoni» della zona industriale. Tra loro c’era la Sandoz: «Ci siamo stupiti. - ricorda l’amministratore delegato Nicola Berti - Anche perché per 40 anni nessuno ha detto niente. Poi nel 2012 sono venuti fuori gli odori.

Secondo noi è dovuto al fatto che prima in zona industriale non c’era niente e l’aria disperdeva tutto poi, con la costruzione di altri stabilimenti, sono sorte barriere architettoniche. Al di là di tutto, comunque, siamo contenti di aver realizzato questo impianto che ha comportato anche la copertura di una vasca da 800 metri quadrati».

I primi concreti interventi Sandoz li ha avviati tra ottobre e novembre. Fra questi la riduzione della temperatura interna di alcune parti del processo produttivo, la messa in funzione di un nuovo e più performante sistema di aspirazione e la totale copertura di alcune vasche di trattamento dei reflui liquidi che il naso elettronico aveva individuato come fonte.

L’intervento più sostanziale, però, è proprio il nuovo impianto, costato 1 milione 572 mila euro e realizzato a tempi di record. «Avremmo potuto risparmiare 100-200 mila euro e contrattare più settimane di tempo - ricorda Berti - ma abbiamo preferito concentrarci sulla massima tempestività per offrire una risposta efficace a un’esigenza reale della popolazione che vive vicino al nostro stabilimento.

Noi siamo fermamente convinti che le nostre attività, di per sé finalizzate alla salute e al benessere delle persone, debbano avvenire in un contesto che non comprometta la qualità della vita della comunità che ci ospita. E ci impegniamo in questo senso, come in altre circostanze in passato, e confidiamo che gli interventi realizzati rappresentino una soluzione ottimale al problema rilevato dai nostri concittadini».

L’impianto di abbattimento odori entrato in funzione ieri convoglia le fonti odorigene dell’area di depurazione in una struttura dove le sostanze sono sottoposte a un trattamento con acqua contenente soda e ipoclorito. La capacità di trattamento è di circa 50mila metri cubi/ora, con un’efficacia, verificata attraverso le prove pilota, del 99%.

L’aria così purificata viene liberata da un camino alto 30 metri.
Ma a infastidire l’olfatto dei roveretani ci sono altri due punti: la discarica dei Lavini e il depuratore del Navicello. A risolvere il problema, in questo caso, sarà la Provincia. Al Navicello le due vasche di raccoglimento saranno svuotate e sostituite con dei macchinari moderni. L’operazione dovrebbe essere completata nel 2018.

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