Valkirija trentina, «la birra che non fa morire la tua sete»

di Francesca Candioli

«Non far morire la tua sete, bevi Valkirija». E non si fa per dire. È questo lo slogan nato dalle menti dei fratelli Plotegher, Matteo e Stefano, per promuovere la birra che hanno creato con le loro mani e che, fedeli al loro motto, spillano direttamente da una bara e trasportano su un vero carro funebre. Cattivo gusto? No, marketing e voglia di andare oltre la crisi con alcune idee che non tutti avrebbero il coraggio di mettere in pratica. A partire dall'associare una delle bevande più amate dai trentini con un tabù, come la morte, che è in primis un fatto naturale, di cui ancora oggi si fa fatica a parlare. «Quando non sei un grosso imprenditore, la pubblicità tradizionale di ciò che vuoi commercializzare non basta - spiega Matteo - il nostro obiettivo era sconvolgere tutti, e così è stato. Tutti ci riconoscono per strada». 

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E così da Pordenone, dove l'hanno acquistato, i fratelli Plotegher si sono portati un carro funebre, lo hanno risistemato e agghindato con il marchio della loro Valkirija. Ed oggi, l'insolito mezzo di trasporto, difficile da non notare e presente in varie feste locali in Trentino e Alto Adige, ha già «sconvolto» parecchi consumatori. Ma non si tratta solo di una trovata goliardica, dietro a quest'idea c'è la passione, ventennale, di Matteo, il fratello più grande, per la mitologia vichinga e la storia dei cimbri che, in base ad alcune fonti, provengono dalla penisola danese dello Jutland. Secondo lo scrittore Mario Rigoni Stern la stessa toponomastica storica dell'altopiano dei Sette Comuni sarebbe infatti legata alla mitologia scandinava. Ma questioni storiche a parte, quella di Matteo per i vichinghi è una vera e propria passione. Infatti oltre ad aver creato, come spiega, un mondo tutto a sé ispirato ai guerrieri norreni e che conta già diversi adepti, fa parte anche di un gruppo, i «Berserker», dove lui nel ruolo di Olaf suona la cornamusa e la bombarda. Il suo è un team di esperti di musica medievale nato per far riscoprire i suoni delle antiche battaglie vichinghe, e già addocchiato da una casa discografica spagnola. 

«Da anni sto pensando ad un progetto che possa unire la storia dei cimbri come me, io sono di Guardia di Folgaria, e un prodotto locale come la birra, che queste popolazioni conoscevaneo - continua Plotegher -. Ho creato così un marchio che stupisse ed ho pensato alle valchirie». Bellissime donne armate che, secondo la mitologia nordica, apparivano come dei corvi e volavano sopra i campi di battaglia per scegliere i corpi dei combattenti. L'obiettivo di ogni valchiria era trovare i guerrieri più eroici per accompagnarli nell'al di là. «La morte non era vista negativamente dai vichinghi, ma sanciva l'inizio di una nuova fase. Da quest'immagine ci siamo lasciati ispirare e così abbiamo pensato ad una birra e ad un modo, come questo nordico, per esorcizzare la morte». 

Le birre, proposte dai fratelli Plotegher, sono anch'esse ispirate ad un'antica ricetta vichinga. «Siamo gli unici a produrre la "Viking Keller", grazie alle dritte di un personaggio particolare che ho conosciuto in Danimarca» continua Matteo che a settembre, assieme al fratello Stefano, il mastro birraio della famiglia, aprirà a settembre il suo birrificio. Quattrocento metri quadrati in via Nazionale, a Besenello. Un nuovo punto di riferimento, già si vocifera, per tutti i vichinghi della Vallagarina.

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