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L'aviazione esige sì rigorosa concentrazione ma per Veronica Corradini, 24enne di Vigne, volare è l'occasione per onorare gli insegnamenti ricevuti dal padre Giuliano. Quando domina la rotta del «Cabri G2» che sta pilotando, ripercorre con la mente quei discorsi casalinghi incentrati sulla capacità di autodeterminarsi; così, dando un'occhiata all'azzurro sopra di sé, non scorda di donare un sorriso a colui che ha sostenuto, sin dal principio, ogni sua idea ed intenzione.
Più che un mezzo tramite il quale toccare il cielo, l'elicottero è per la giovane arcense un ulteriore arricchimento in una vita «sempre in movimento». A 17 anni, mentre frequentava l'indirizzo tecnico turistico del Gardascuola di Arco, ha colto la possibilità di sperimentare un semestre a Vancouver: in quei sei mesi in terra canadese Veronica ha appreso presto gli oneri dell'indipendenza e sviluppato la sua abilità di adattamento alle situazioni più variegate.
La sua formazione è poi proseguita alla rinomata ESCP Business School, università francese che le ha permesso di alloggiare tra Londra, Parigi e Berlino. Nel 2023 si è diplomata proprio nella capitale tedesca e, in seguito, si è trasferita per un periodo ad Amsterdam. Nel cuore, però, quella voglia di librarsi tra le nuvole pulsava di giorno in giorno con una veemenza crescente. Così, concluso brillantemente il capitolo accademico, ha estratto quel grande sogno dal cassetto e, ad inizio 2026, lo ha realizzato.
A fine gennaio, dopo essersi cimentata nei corsi teorici e pratici forniti dalla scuola di volo "Italfy Academy" di Trento, ha ottenuto la licenza di pilota commerciale di elicottero; ha scelto di affrontare l'esame in lingua inglese. Al momento, può condurre gli elicotteri biposto «Cabri G2».
Veronica, quando ti sei appassionata al volo?
«Relativamente tardi, rispetto a molti colleghi. Non ero una di quelle bambine con il modellino di elicottero in mano. La passione è cresciuta piano piano, diventando sempre più evidente, nonostante una lenta consapevolezza».
Cosa ti affascina di questo particolare mondo?
«Tutto: la responsabilità, la tecnica, la disciplina. Soprattutto, la sensazione di libertà e di controllo in uno spazio così vasto e diverso dal nostro ambiente quotidiano».
Come hai maturato la scelta di agguantare la licenza da elicotterista?
«È stata la somma di tanti piccoli segnali che, messi insieme, hanno tracciato una direzione chiara. L'input è arrivato dall'incontro con una pilota donna, conosciuta durante un volo in elicottero: vederla ai comandi, sapendo che le pilote costituiscono ancora una minoranza nel settore, ha trasformato una curiosità in possibilità concreta. Le radici, però, sono più lontane. Mio papà, Giuliano, è stato un pilastro fondamentale della mia vita. Non era un pilota, ma mi ha trasmesso qualcosa di ancora più importante: il coraggio di scegliere strade non convenzionali e la fiducia nel fatto che, con impegno e determinazione, si possa arrivare ovunque. Anche se oggi papà non è più con noi, sento che ogni mio decollo porta con sè anche una parte di lui. Volare è diventato, in parte, il mio modo di portare avanti quella forza e quella libertà che mi ha lasciato. A un certo punto, terminati gli studi universitari, ho smesso di chiedermi se fosse possibile intraprendere gli step necessari a diventare una pilota: ho iniziato semplicemente a farlo».
È stato complesso raggiungere questo traguardo?
«Sì, ma non nel senso "drammatico" e negativo del termine. La complessità deriva dalle caratteristiche della professione che richiede impegno costante, diligenza e un'ingente capacità di reggere la pressione. Non si può certo improvvisare È un allenamento mentale, prima ancora che tecnico».
Hai percepito diffidenza da parte dei colleghi uomini, durante i corsi?
«Personalmente no. Più che diffidenza, talvolta si percepisce sorpresa. Nel momento in cui dimostri preparazione e determinazione, il rispetto negli occhi degli altri c'è ed è reale, paritario. In volo non contano le etichette, conta la competenza».
Cosa provi quando sei lassù?
«Calma, sono molto focalizzata. Mentre piloto mi sento di essere esattamente dove dovrei essere».
Quale tratta sino ad ora percorsa ti è rimasta nel cuore?
«È difficile sceglierne una sola. Ogni decollo ha qualcosa di diverso: la luce, il vento, il paesaggio. Forse, più che una tratta specifica, rimane viva in me la sensazione di quando mi rendo conto di ciò che sto davvero facendo, un desiderio che fino a poco tempo fa potevo solo immaginare».
Desideri fare di questa passione il tuo futuro, sul piano lavorativo? Oppure aspiri ad altro e ti stai preparando a fare del volo un mero passatempo personale?
«Per me il volo non è un hobby, bensì una scelta professionale consapevole. Voglio costruire basi solide, crescere tecnicamente e sviluppare una vera esperienza operativa. Sono questi i miei prossimi obiettivi: maturare come pilota, accrescere le mie conoscenze e vivere sempre più esperienze in diverse situazioni operative. Questa è la via che intendo percorrere per affinare progressivamente le mie competenze. Voglio essere preparata, avere salde fondamenta appunto. In questa maniera potrò affrontare nuove sfide in sicurezza e con consapevolezza, consolidando il mio percorso professionale. Senza fretta, ma con metodo. Ecco, crescere con metodo: non voglio in alcun modo bruciare le tappe. Nel volo la solidità pesa più della velocità».
Cosa consiglieresti a coloro che vorrebbero tentare i tuoi medesimi passi?
«Ai più giovani suggerirei di non aspettare di sentirsi "pronti". La sicurezza arriva strada facendo, studiando e allenandosi. Si tratta di un percorso che richiede molti sacrifici, ma restituisce una forma di libertà inarrivabile, poche altre professioni sanno dare una simile sensazione. Mi preme aggiungere una cosa, mi rivolgo alle ragazze: non lasciatevi frenare dalle statistiche. È vero, siamo ancora poche pilote: eppure, ciò che fa davvero la differenza sono le capacità, la disciplina e la determinazione che ciascuno di noi sa dimostrare. In generale, il mio consiglio è semplice: non mollate, non stancatevi mai di imparare e di mettere alla prova voi stessi. Anche quando le difficoltà sembrano grandi, ogni esperienza acquisita diventa un mattoncino essenziale alla costruzione del proprio cammino».


