RIVA DEL GARDA. Due, tre a volte anche quattro persone su un’unica tavola; bambini lasciati soli sui Sup al largo; uscite verso zone delicate come la Cascata del Ponale senza l’uso dei dispositivi di sicurezza; presenza di Sup nelle zone portuali e una convivenza sempre più complessa con i bagnanti lungo le spiagge.

Sono solo alcuni esempi dei problemi legati alla sempre più massiccia diffusione della pratica del Sup nelle acque del Garda trentino che pongono, ovviamente, un tema di sicurezza. Ne è consapevole in primis l’associazione Sup Club Riva del Garda che da oltre undici anni lavora per trasmettere la passione per questa disciplina, insegnando la tecnica ma soprattutto la cultura della sicurezza, la conoscenza dei venti e il rispetto per l’ambiente lacustre.

Ma è proprio il sodalizio guidato dal presidente Paolo Bassetti che denuncia la situazione attuale chiedendo al Comune l’apertura di «un tavolo di confronto coordinato che coinvolga l’amministrazione comunale, i gestori portuali, gli enti di tutela, i noleggiatori e gli operatori del settore». Bassetti lo ha messo nero su bianco in una lettera inviata all’assessore all’ambiente Gabriele Bertoldi.

Il Sup Club individua anche alcune possibili misure: cartellonistica e segnaletica informativa, installazione di indicazioni chiare sulle regole di navigazione e sulle aree dedicate alle uscite in Sup; miglioramento dei punti di accesso al lago con interventi specifici nell’area della Purfina, oltre la rampa d’accesso, compresa la sistemazione della parte adiacente dove i sassi sconnessi e di grosse dimensioni rendono pericoloso l’ingresso in acqua; adozione di tappeti o passerelle di protezione lungo la riva, sul modello già adottato a Torbole, per agevolare la discesa e l’uscita dei praticanti in sicurezza.