RIVA DEL GARDA. Quando si formano tre chilometri di coda in tangenziale a Trento, in autostrada o su qualche strada di grande circolazione, si corre ai ripari e si fa di tutto per smaltirla, risolverla anche prevenirla. Tra Riva e Torbole da tutta l'estate (e qualche importante accenno l'abbiamo visto anche nelle due estati precedenti) sia al mattino sia al pomeriggio si forma una coda immancabile che a forza di allungarsi raggiunge ormai a ritroso la zona degli alberghi, dei ristoranti e delle gelaterie di viale Rovereto. Non proprio un bel biglietto da visita per la città, neppure cosa molto salutare da avere a lato tavolino o sotto le finestre dell'hotel.

Per fortuna degli operatori turistici del grande viale, la "normalità" vuole che la coda inizi in zona San Nicolò, dove per ora disturba meno, mentre sono quotidianamente costretti a conviverci gli operatori e i residenti del tratto successivo, da Linfano al centro di Torbole passando per via Matteotti piena di locali, negozi e attività.

E gli automobilisti? Per buona parte sono turisti che cercano di ritrovare l'autostrada o vogliono andare verso Malcesine, ma una fetta non trascurabile è fatta di lavoratori altogardesani, pendolari, artigiani e residenti che più banalmente devono tornare a casa o andare al lavoro nel caos totale che si genera soprattutto in due precise fasce orarie: dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Il fatto che gran parte del disagio sia a carico di ospiti turistici può avere un "peso" sul disinteresse a lungo dimostrato per il fenomeno. Non è gente che prende facilmente il telefono per lamentarsene e neppure gente che vota qui. Anzi, una volta in A22 si ricorderanno del bel lago, non della fatica fatta per arrivarci e ripartire. Ma tutti gli altri?

Che la viabilità altogardesana sia inadeguata lo sappiamo da trent'anni. E adeguarla non significa per forza fare nuove strade, a volte è meglio creare alternative o riorganizzare i flussi. Ma la coda Riva-Torbole è figlia di altre dinamiche. Passandoci fino a quattro volte al giorno abbiamo avuto modo di "studiarla". Si forma anche quando non c'è nessun veicolo in ingresso da Linfano e nessun veicolo in ingresso da Malcesine.

In molte occasioni l'abbiamo misurata: traffico zero dalle altre direttrici ma tutti fermi dalla Madonnina (quando va bene) in avanti. Come ha ormai capito chiunque sia condannato a passare di lì a formare le code non sono rotatorie o incroci, ma gli attraversamenti pedonali, in particolare quelli più prossimi al "trivio".

Qualche sera fa abbiamo contato a ritroso i veicoli: 180 autovetture in colonna, due pullman di linea (uno veronese l'altro trentino), due pullman turistici, un paio di camper. Quanta gente sarà? Quattrocento, cinquecento persone? Tutte ferme incolonnate di fronte alle strisce pedonali, in particolare quelle all'ex Pavese. È qui il cuore del problema.

In quelle fasce orarie c'è uno stillicidio di pedoni che vanno o tornano dalla spiaggia, vanno e tornano dal vicino supermercato, attraversano per andare a farsi un aperitivo sul lungolago oppure rientrano in albergo in senso opposto. Se ne vedono di tutti i colori la sera al "trivio": gente cha passa col surf sotto braccio, chi con la vela sopra la testa, chi col materassino, le bici da restituire, il carrellino per il cane, ecc. E da lì due chilometri di veicoli fermi ad aspettare che tra un pedone e l'altro si apra una "finestra" di pochi secondi per passare. Due, tre, magari quattro auto si liberano, poi si blocca tutto mentre là dietro (cioè verso Riva) la coda si allunga.

Se il problema è il costante transito di pedoni, forse gestirlo aiuterebbe. Nel pieno rispetto del pedone che deve attraversare in sicurezza, già organizzare il transito pedonale in modo da far passare 10 persone insieme sarebbe di aiuto in quel punto. Dal Comando della Polizia locale ci riferiscono che occasionalmente un agente se ne occupa, ma tra gli altri impegni di servizio.

Servirebbe qualcosa di più strutturato visto che - per quanto dimenticata e quotidiana - è di fatto una condizione di forte disagio per chi vi resta intrappolato (vale anche per chi deve fare visite o terapie mediche a Rovereto, caso già segnalato). Se non c'è la disponibilità di un agente (sappiamo le ristrettezze d'organico del Corpo intercomunale) si potrebbe pensare a forme organizzate di volontariato (Carabinieri in congedo, nonni vigili, volontari della Protezione civile). In attesa di tempi migliori bisogna puntare su quello che c'è.