ARCO. Per avere la certezza scientifica, e restituire alla famiglia e ai figli quel che resta del loro papà cinquantatré anni dopo quella tragica sera, occorrono ancora due passaggi, i più delicati, i più importanti: il recupero dei resti e il test del Dna.

Ma gli inquirenti sembrano non avere molti dubbi: i resti rinvenuti nei giorni scorsi da un sub solitario nelle profondità del lago di Garda sarebbero quelli di Sergio Tamburini, di Arco, l'autista del camion dell'azienda «Arcese Trasporti» che la sera del 26 maggio 1973 precipitò nel lago assieme a un collega all'altezza del Corno di Bò, in seguito ad un incidente stradale.

Se così fosse, e la certezza la si dovrebbe avere nei prossimi giorni, si risolverebbe un rebus durato oltre mezzo secolo, 53 anni per l'esattezza scanditi da svariati tentativi di recuperare il corpo del malcapitato autista arcense, tentativi messi in atto anche pochi anni or sono (erano novembre del 2018) purtroppo senza esito.

Il rinvenimento di alcune ossa umane nella zona esatta dove il camion ha sfondato il guard rail della Gardesana precipitando nelle acque sottostanti, è avvenuto nei giorni scorsi da parte di un sommozzatore di fuori provincia.

Da qui è partita la segnalazione alle autorità competenti (Procura della Repubblica compresa, anche se non si configura alcun reato di sorta) ed è stato aperto un fascicolo per accertare con certezza se quei poveri resti sono proprio quelli di Sergio Tamburini, padre di tre figli e che all'epoca della tragedia aveva 37 anni.

Nei prossimi giorni i sub del gruppo «Volontari del Garda» di Salò si dovrebbero immergere per riportarli finalmente in superficie; dopodiché, come richiesto anche dai famigliari dell'uomo, sarà necessario sottoporre i resti al test del Dna per avere la prova provata che si tratta proprio dell'autista arcense.

La sera del 26 maggio 1973, attorno alle 23, il camion della ditta «Arcese» diretto verso Torbole, nell'affrontare una semicurva tra la galleria Salto della capra e la galleria Corno di Bò, si trovò di fronte un'auto parcheggiata a lato strada perché rimasta a secco di carburante (il guidatore a piedi era risalito verso Torbole alla ricerca di un distributore di benzina).

Il camion, carico di concime, tentò di superarlo ma in quegli stessi istanti dalla direzione opposta sopraggiunse una Fiat 128 condotta da Bortolo Giancarlo Lombardi, 41 anni, e lo schianto fu inevitabile. L'autista dell'utilitaria morì sul colpo; il camion sfondò il guard rail e precipitò nel lago.

Il corpo di Egidio Ducati Carloni, 30 anni, di Riva, che sedeva a fianco di Tamburini, venne recuperato qualche giorno più tardi a circa 40 metri di profondità. Di Sergio Tamburini però nessuna traccia, nonostante una mobilitazione generale protrattasi nel tempo. E forse adesso, quasi per caso, ecco la soluzione dell'enigma.