RIVA DEL GARDA. Oggi fanno parte del paesaggio altogardesano tanto quanto le gabbianelle, le folaghe e i germani reali, ma la verità è che la colonia di cigni del Garda trentino ha origini relativamente recenti rispetto alla storia millennaria del nostro lago e della sua fauna. E tra quanti ne hanno seguito l'evoluzione con attenzione e anche affetto c'è sicuramente Franco Chemolli, figura arcinota a Riva e nel Basso Sarca, non solo perché ha animato la "Dolce Riva" degli anni che furono grazie alla sua indimenticabile gestione del «Tiffany», ma anche perché ormai avanti con gli anni non si risparmia neppure ora guidando il Circolo pensionati «Il Quartiere» al Rione 2 Giugno con una serie di iniziative sempre nuove e con un numero crescente di attività e soci.

Chemolli ricorda ancora quando alla fine degli anni Sessanta - così ci racconta - arrivarono a Riva i primi quattro cigni allora acquistati dal compianto assessore Mario Zucchelli e collocati in Rocca. Lì non si trovarono molto bene e infatti si trasferirono di qualche metro verso la «Spiaggia degli Olivi», dove invece trovarono un habitat adeguato nonostante le feste serali e diurne organizzate proprio dall'infaticabile Chemolli.

Più di recente il Franco con la moglie Rita, si sono presi cura di un paio di colonie al Brolio, negli inverni di qualche anno fa particolarmente rigidi e difficili per i pennuti dal lungo collo. Ma l'ultima avventura è di questi giorni: «Per giorni e giorni - racconta Chemolli - ho incontrato un cigno che zampettava in viale Dante. Non era il posto migliore per lui. Giorno dopo giorno, con pazienza, l'ho accompagnato verso il lago "spingendolo" con le buone maniere verso via Fiume, piazza III Novembre e l'Apponale, fino a fargli trovare la via del lago in quel pertugio accanto all'hotel "Sole", sotto alla scultura. Ma ogni volta, il giorno dopo, il cigno è tornato in viale Dante e ho dovuto ricominciare tutto daccapo».

«Fino a un paio di giorni fa, quando ha smesso di risalire il centro storico spero per fermarli in luoghi più adatti a lui e ai suoi simili. Anche perché in viale Dante e nelle vie del centro dove passeggiava - conclude Chemolli - l'amico cigno che ho ribattezzato "Cochi", riceveva molte attenzione da passanti e turisti, tutti pronti a fotografarlo e farsi un selfie con lui accanto, ma anche tante leccornie (caramelle, dolcetti e cose simili) che bene non gli possono proprio fare».