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TRENTO. Un incidente, di quelli che nemmeno la cronaca poi, il giorno dopo, riporta. Perché neppure ci sono feriti, perché per fortuna sono arrivati i carri attrezzi e non le ambulanze o l'elicottero. Solo i social con le solite affermazioni, qualche critica, i consueti commenti. Ma anche un incidente così "piccolo", destinato a non lasciare traccia né sull'asfalto né sulle cronache, ha effetti vivi, reali, dolorosi se avviene sulla solita Loppio-Busa.
Ed ecco il perché.Ospedale di Arco, reparto "day hospital oncologico", in attesa della medicina che deve arrivare via terra dal Santa Maria del Carmine tanti pazienti che devono fare infusione per la chemioterapia.
Certo, un'ora di ritardo non ne causa la morte, ma che ne sappiamo noi? Noi, sì, perché tra di loro c'è chi scrive e non ha timore di metterlo nero su bianco. Già fatto. La dottoressa si scusa, le infermiere anche, gli studenti che un domani saranno infermieri pure, le Oss, operatrici sociosanitarie anche.
Per loro i ritardi significano mancato rispetto dei pazienti, degli orari, dei tempi, delle "call" con gli oncologi con Trento, delle variazioni dei protocolli di cura o della loro conferma. Fai gli esami del sangue, controllo di temperatura, saturazione e pressione e poi ti senti dire che, a causa di un incidente a Loppio la strada è bloccata e bisogna avere pazienza.
Tu non hai problemi, sei lì e aspetti, per loro il tempo è vita, la tua, quella che hai messo nelle loro mani. La sanità trentina "sotto accusa" spesso dipende anche da una strada degli anni '50 che è una vergogna politica. Basta un tamponamento e il Garda si blocca, la sanità del Garda trentino, per la quale non nego ci siano come in tutta la Provincia problematiche che l'assessore Mario Tonina ha ammesso senza nascondersi, si blocca.
Arriva l'ambulanza con le infusioni, rimasta ferma in coda come tutti gli altri, il reparto scatta e in un attimo sei sotto quella macchina che tam tam, tam tam ti butta il veleno che deve uccidere il tumore nel corpo. «Mangia qui?» ti senti chiedere quando, invece che le 9.30 come programmato sono ormai le 11. «Certo» rispondo con un sorriso che è corrisposto d tutto il personale che corre come un matto per sistemare tutti nel miglior modo possibile. Ecco, pensiamoci quando per una sbucciatura, magari, corriamo al pronto soccorso e pretendiamo che ci venga messo il cerotto per primi. Anch'io in passato, non ne sono stato esente.
All'assessore alla sanità ho già scritto una lettera su questo giornale in merito, ora vorrei dire al presidente Fugatti di fare in fretta perché, siamo vicini alle elezioni e fare facili battute a parte su voti da raccogliere in zona è troppo semplice.Ricordo, a tal fine quando all'inaugurazione della vecchia «Via del Ponale» chiesi all'allora presidente Lorenzo Dellai, camminando al suo fianco, quando ci avrebbe fatto il collegamento «Loppio-Busa»: «Io i soldi li ho - rispose l'allora governatore trentino - ma se i vostri sindaci non si mettono d'accordo sul lungo, il corto, il medio... che gònte da far?» concluse in dialetto.
Ora attendiamo il tunnel con la corsia dinamica sul quale in molti nutrono seri dubbi. Ma lasciamo stare, lasciamo stare. Il veleno per il "mostro" che sta dentro a chi attende in reparto la seduta di chemioterapia è arrivato. Rilassati, tanto è la salute che arriva per prima. Pensiamoci ogni tanto. Certo le scuse dell'assessore viste in televisione e lette sui giornali per le criticità sulla sanità sono state, da molti in terapia, ben accolte.


