RIVA. Doveva essere la grande scuola del futuro, sostenibile dal punto di vista energetico, «sana» da vivere e frequentare e attenta alle esigenze degli studenti. Il nuovo liceo Maffei di viale Lutti, invece, è finito per trascinarsi dietro un cantiere che i residenti paragonano, per durata, a quello del Duomo di Milano, rendendo difficile la vita alla sessantina di persone che abitano nelle vie attigue, a due passi dal centro storico.

La prospettiva, salvo ulteriori intoppi, è quella di arrivare al completamento dell'istituto dopo dieci anni di lavori, rumori, polveri e disagi. A questi, gli abitanti dei tre condomini di viale Pernici aggiungono anche il problema del degrado, segnalato insieme alle criticità registrate in via don Porta e in viale Damiano Chiesa.

Quella che avrebbe dovuto essere una scuola al passo con i tempi, dunque, viene vissuta in maniera molto diversa da chi abita nelle immediate vicinanze. E le contestazioni non riguardano soltanto il cantiere. Il comitato dei residenti solleva anche il problema degli spazi del nuovo istituto, considerati insufficienti rispetto al numero degli studenti.

Il Maffei conta infatti 1.059 iscritti, mentre nella nuova struttura non ci sarebbe posto per tutte le 59 classi previste. Secondo quanto lamentato dal comitato, questo comporterebbe la necessità di continuare a utilizzare sedi succursali. A questo si aggiunge, viene sottolineato, anche una questione che riguarda gli insegnanti: gli spostamenti tra sedi comporterebbero il pagamento del parcheggio e il tragitto non verrebbe riconosciuto come orario di lavoro.

Ma è soprattutto il cantiere a preoccupare i residenti. I lavori sono iniziati nel 2020, ma l'impresa che si era aggiudicata l'appalto, la «Mandelli», è poi fallita. Ora l'intervento è pronto a ripartire con una nuova impresa e con altri 600 giorni di lavori.

«Alla fine saranno dieci anni di disagi», spiega a nome dei residenti Paolo Matteotti. Il comitato ha già chiesto un risarcimento dei danni alla Provincia, ma il difensore civico non ha accolto la richiesta. L'intenzione, però, è quella di tornare alla carica.

Tra le principali lamentele ci sono le polveri che entrano nelle abitazioni e il rumore provocato dai lavori. Secondo quanto riferito dai residenti, in alcuni casi i disagi avrebbero avuto conseguenze anche sulla salute: qualcuno lamenta problemi all'udito e persistenti fischi nelle orecchie. «I decibel oltre soglia non si contano», sostengono gli abitanti.

Con la ripresa delle attività e l'ingresso della nuova impresa, la preoccupazione è dunque che rumori e polveri tornino a diventare una presenza quotidiana per chi vive nelle case circostanti.

Ma il cantiere, secondo i residenti, avrebbe lasciato anche altre criticità. «Ci sono pertugi ovunque e dentro ci dormono i senzatetto oppure ci vanno i ragazzini alla sera a far bisboccia», raccontano. Viene inoltre segnalata la grande vetrata della palestra affacciata sulla strada, considerata problematica per la privacy delle ragazze che praticano ginnastica artistica.

E proprio davanti alla palestra, sul marciapiede, gli abitanti segnalano la presenza di numerosi mozziconi di sigaretta.

Una situazione che, secondo il comitato, rende difficile conciliare un intervento di queste dimensioni con il contesto residenziale nel quale è inserito. «Non ha senso costruire una scuola, per di più già piccola, in mezzo alle case utilizzando strumenti industriali che male si abbinano con un centro residenziale», sostengono i residenti.

Come se non bastasse, c'è anche un problema decisamente particolare: i gabbiani sulla grande gru del cantiere. Secondo gli abitanti, per alcuni mesi gli uccelli arriverebbero a nidificare sulla struttura, provocando rumore e ulteriori disagi. «Fanno un rumore insopportabile», lamentano, chiedendosi se non sia possibile proteggere la gru dall'occupazione degli uccelli.

Ora, con la ripartenza dei lavori, per i residenti si apre un'altra lunga fase di attesa. L'intervento avviato sei anni fa dovrebbe arrivare alla consegna nell'arco di altri tre-quattro anni, salvo nuovi contrattempi.

Nel frattempo il comitato prepara una nuova iniziativa per chiedere alla Provincia un indennizzo per i disagi e i danni subiti. «Abbiamo subito dei danni e vogliamo tornare alla carica chiedendo un indennizzo alla Provincia», è la posizione espressa dai residenti.