LAGO DI GARDA. «È in salute il lago di Garda ma occorre stare attenti al lento continuo riscaldamento delle sue acque» che nel lungo periodo si potrebbe ripercuotere sull'ecosistema e a risentirne potrebbero essere i salmonidi, più legati alle temperature, tra i quali il carpione e la trota lacustre. È quanto è emerso dalla Giornata di divulgazione scientifica sullo stato di salute del lago di Garda, promossa il 27 maggio a Peschiera da Lter - Italia (Rete italiana di ricerca ecologica a lungo termine) e dal progetto DiMark, che si propone di approfondire le tematiche legate alla qualità dei laghi dell'intero areale alpino.

Hanno presentato le loro relazioni ricercatrici e ricercatori della Fondazione Mach di Trento, del Cnr Irea Milano, di Arpav Verona e università di Pavia e di Parma. L'iniziativa ha avuto il supporto della Comunità del Garda e del comune di Peschiera. L'edizione 2025 è focalizzata sulla divulgazione dei risultati delle ricerche condotte in gran parte dei territori dai quali il fiume Po raccoglie le sue acque, dall'origine fino alla foce, coinvolgendo oltre 20 siti della rete che rappresentano la varietà di habitat ed ecosistemi nel bacino padano, tra cui la stazione Lter «Lago di Garda».

La mattina è stata dedicata alle ricerche scientifiche a lungo termine condotte sul Garda, con presentazioni sull'evoluzione dello stato trofico del lago, sugli effetti dei cambiamenti climatici e sull'impatto antropico. Nel pomeriggio seminari itineranti sul lago con momenti di confronto tra ricercatori e cittadini sulla vegetazione lacustre e sulle specie invasive.

L'ittiologo e funzionario della Regione Veneto, Ivano Confortini ha spiegato l'impatto sui salmonidi e inoltre che «il carpione risente di altri impatti oltre alla temperatura - riporta il quotidiano L'Arena di Verona - come la competizione alimentare con altre specie che in passato non c'erano, tra cui il coregone».

Sulla trota lacustre «c'è invece un dibattito genetico in corso: quella autoctona è difficile da trovare e al pari di quelle immesse (fario e iridea) non ha più le condizioni per riprodursi nei fiumi Sarca e Mincio». «A lungo andare potrebbe risentirne anche il luccio, che si riproduce tra febbraio e marzo - sono le parole di Confortini - mentre i ciprinidi, come cavedano, carpa, tinca e persico amano le acque calde».Il lago di Garda rispetto agli altri grandi laghi subalpini si mostrerebbe come il più resiliente ai cambiamenti climatici ma a lungo andare anche il suo equilibrio potrà essere minacciato.

I dati riportati da Nico Salmaso (fondazione Mach) evidenziano che le temperature dell'acqua nello strato superficiale del lago (detto mixolimnio, tra 0-50 metri) rilevate durante la massima circolazione tardo-invernale si stanno avvicinando ai 10 gradi centigradi, con una tendenza alla crescita soprattutto negli ultimi anni: dagli 8-8,5 gradi registrati il 1991 e il 2013, si è passati ai 9-9,5 tra il 2014 e il 2025.

«A un certo punto il riscaldamento che ci sarà in estate sarà tale che i venti invernali non saranno più abbastanza forti per rimescolare le acque - ha spiegato Andrea Fenocchi dell'università di Pavia, citato dal quotidiano scaligero - quando si prevede che la temperatura superficiale del Garda si possa avvicinare ai 30 gradi in estate e in inverno non possa andare sotto i 10 con valori simili anche sul fondo, succederanno tanti sconvolgimenti a livello di ecosistema».

L'esempio lampante, per Fenocchi, è il coregone-lavarello, che «pur essendo un pesce non autoctono del Garda (immesso nel 1918) è vitale per la pesca di professione. Si riproduce lungo le sponde a una temperatura massima di 9,5 gradi - ha spiegato - e gli anni in cui si hanno temperature inferiori sono sempre meno. Guardando lo scenario più grave, non solo non si avranno più le condizioni per la riproduzione, ma anche il suo habitat in estate andrà a restringersi: l'isoterma a 17 gradi, cioè la massima temperatura per la sua sopravvivenza, si avrà sempre più in profondità. Ma non potrà andare troppo in profondità, perché la concentrazione di ossigeno sarà inferiore agli 8 milligrammi per litro da lui richiesti». Il riscaldamento climatico avrà quindi effetti reali anche sul nostro lago.