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RIVA DEL GARDA. Tre anni, che poi coi tempi della giustizia italiana non sono poi nemmeno tanti, anche se in alcune circostanze possono sembrare un’eternità. Nel frattempo a Riva del Garda è cambiato un po’ di tutto, politicamente parlando. Chi amministrava allora, tre anni fa appunto, oggi è all’opposizione o in gran numero è letteralmente scomparso dai radar della politica locale. Non certo la sindaca dell’epoca, Cristina Santi, oggi consigliera di minoranza e segretaria politica della Lega rivana.
È lei la protagonista di una vicenda che da politica è diventata giudiziaria per effetto della querela-denuncia presentata proprio dall’allora ex prima cittadina a carico di un professionista rivano, reo di averla apostrofata pesantemente in occasione di un sit-in del Comitato Sal sul «Pont dei strachi».
Prima dell’inizio del consiglio comunale, all’esterno della Rocca, era in corso una manifestazione pacifica da parte del Sal, il Comitato Salvaguardia Area lago, che protestava in questo caso per il taglio dei cipressi all’ex cimitero per realizzare il parcheggio-parco della Libertà e degli alberi di viale Trento.
Secondo il racconto della consigliera leghista, l’allora ex sindaca era al telefono e si stava dirigendo verso la sala consiliare quando il contestatore l’ha raggiunta alle spalle e l’avrebbe apostrofata con frasi ingiuriose, con particolari riferimenti al suo stipendio da prima cittadina di Riva del Garda.
«Mi sono voltata e me lo sono ritrovato a pochi centimetri da me - aveva raccontato all’epoca Santi - Ho fatto due passi indietro e non c’è stato contatto fisico, anche perché in quel momento è intervenuto Marco Torboli (all’epoca amministratore unico di Apm, ndr.) e si è messo in mezzo».
Nessun contatto fisico, nessuna aggressione, ma l’ex sindaca non ha lasciato cadere la cosa nel dimenticatoio e qualche giorno dopo ha presentato denuncia. Il fascicolo è finito sul tavolo del sostituto procuratore Fabrizio De Angelis e la macchina della giustizia si è messa in moto.
Tanto che per dicembre, a tre anni esatti dall’accaduto, è fissata l’udienza predibattimentale che porterà alla sbarra il professionista rivano.
Il quale all’epoca aveva spiegato proprio sulle pagine de «L’Adige» la sua versione dei fatti: «Io non ho aggredito nessuno - aveva sottolineato il diretto interessato, peraltro come detto stimato professionista della zona - E nemmeno mi sono avvicinato con fare minaccioso alle sue spalle. Ho chiesto solo di poter essere ascoltato, come credo sia normale per ogni cittadino, e quando ho fatto riferimento al suo stipendio la sindaca ha reagito gridandomi che mi avrebbe denunciato».
Cosa che alla fine Cristina Santi ha fatto. E la storia quindi non finisce qui.


