PHOTO
ROVERETO. L'accusa di violenza sessuale è forse troppo pesante tanto che la stessa pm Viviana del Tedesco, in tribunale a Rovereto, ha parlato di reato sul filo, a metà tra molestia e, appunto, violenza. E infatti ha chiesto al collegio giudicante - presidente Riccardo Dies, a latere Monica Izzo e Fabio Peloso - il minimo della pena. L'atto in sé non è certo edificante anche se non si tratta di violenza vera e propria.
La vittima, però, ha avuto un trauma emotivo dall'episodio accaduto all'interno della discoteca Spleen - dove, per altro, nessuno si è accorto di nulla tanto è stato repentino - ma denunciato formalmente solo tre mesi dopo. L'imputato - «non l'avevo mai visto prima e quando gli ho chiesto come si fosse permesso di mettermi le mani sulle parti intime ha fatto spallucce e se n'è andato», ha raccontato la parte lesa in aula - alla fine è stato condannato a 1 anno 6 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena subordinata alla frequentazione di un percorso di recupero due giorni a settimana per un anno con uno psichiatra.
I fatti, come detto, mostrano un malcostume nei confronti delle ragazze ma, come è emerso nel corso del processo, infilarlo nel reato di violenza sessuale è forse una forzatura.
Allo Spleen, quella notte di marzo 2024, tutto si è consumato in pochi secondi: «Stavo cercando un mio amico per farmi accompagnare a casa - ha raccontato la vittima, che ha 24 anni - quando ho incrociato un giovane di colore che mi ha messo la mano lì, sotto la gonna».
L'episodio è stato riferito alla sua amica e la storia è poi arrivata ai carabinieri che hanno contattato la giovane molestata la quale, dopo aver riconosciuto il ragazzo dalle foto segnaletiche, ha sporto querela. E, come detto, la questione si è chiusa con la condanna.


