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RIVA DEL GARDA. Un infarto fulminante. Quando le prime luci del nuovo giorno s’intravvedevano all’orizzonte. E a nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo praticando il massaggio cardiaco in attesa che arrivasse il personale sanitario, primo tra tutti il figlio ancora adolescente Leonardo, il primogenito, appena diciassettenne. È morto così, a soli 48 anni, Giovanni Mosca, volto noto a Riva e nell’Alto Garda perché titolare dell’omonima azienda agricola di via Zandonai, secondo di cinque fratelli originari dell’altopiano di Piné e approdato non solo professionalmente a Riva del Garda dopo la prematura scomparsa dei genitori.
Il dramma si è consumato ieri poco prima dell’alba nell’abitazione di famiglia, all’interno della nota azienda agricola. Mosca si è svegliato accusando un malore e di lì a poco ha perso i sensi. Si è capito subito che si trattava di un infarto, la moglie ha dato l’allarme, da Arco è partito il personale di Trentino Emergenza 118 e da Trento si è alzato in volo l’elicottero col personale medico a bordo. Nell’attesa dei soccorsi, in alcuni interminabili e strazianti minuti, prima il figlio Leonardo e poi un altro famigliare gli hanno praticato il massaggio cardiaco cercando di far ripartire il cuore. Purtroppo senza esito. Manovre che sono proseguite anche dopo, da parte del personale di Trentino Emergenza, anche in questo caso invano. Fino a quando non è rimasto altro che constatarne il decesso.
Diplomato perito agro-industriale all’Istituto Agrario con specializzazione in chimica, Giovanni Mosca e la sua azienda agricola sono assurti agli onori della cronaca anche per la creazione dell’ormai famosa «Nosela», la crema spalmabile alla nocciola che rimanda alla più famosa Nutella. La sua azienda e la famiglia (dalla moglie ai tre figli, Leonardo di 17 anni, Carolina di 14 ed Edoardo di 10) erano il fulcro della sua vita ma Giovanni Mosca non si è mai tirato indietro quando si è trattato di dare una mano.
A cominciare dalla Virtus Basket dove hanno militato sino all’anno scorso i figli Leonardo ed Edoardo. «È stato dirigente, accompagnatore e sponsor, praticamente uno di famiglia» ricorda commosso il presidente Michele Kumar. «Un amico prima di tutto - gli fa eco Andrea Ravagni, anche lui nel direttivo della Virtus Alto Garda - Siamo distrutti e vicini alla famiglia». «Giovanni era un uomo buono ma determinato in ogni cosa che faceva - ricorda la sorella di Giovanni, Eleonora, la primogenita - Un padre e un marito meraviglioso. Il suo sogno ora era realizzare un agricampeggio nella zona di Maso Belli. Non potrà mai vederlo ma lo porteremo avanti noi per lui, in sua memoria». P.L.


