ARCO. «Colpiti nel periodo di maggior vulnerabilità e dolore della nostra storia, abbiamo dovuto tristemente prendere atto del sopravvento di logiche speculative su quelle etiche».

Sono parole forti quelle che l'intero consiglio d'amministrazione della Fondazione Comunità di Arco, all'unanimità, ha voluto mettere nero su bianco in queste ore per raccontare la «sua verità» sull'operazione immobiliare che ha portato all'acquisto del compendio ex Comboniani di via Capitelli da parte della neonata società «Ville Corradi-Werder srl» di Roberto De Laurentis e Fabio Sandrini, società nata lo stesso giorno in cui è stata apposta la firma di acquisto dell'immobile, il 15 aprile scorso.

Una ricostruzione storica «basata su dati di fatto» (ripete a più riprese il consiglio della Fondazione) che il presidente Paolo Mattei ha illustrato l'altro pomeriggio a tutta la giunta Betta in un'audizione svoltasi a Palazzo Giuliani (nella foto qui sopra). «Ci preme ricordare che la nostra Casa è un'APSP, Azienda pubblica di servizi alla persona, in cui la persona, il residente, l'assistito è e deve essere al centro. La durissima ondata pandemica del 2020 che si è abbattuta sulla Casa - ricordano Mattei e colleghi - ha portato via 40 residenti su una capienza di 150. Da febbraio 2020 la Fondazione ha dovuto gestire, riorganizzare, implementare e formare medici, infermieri ed operatori socio sanitari per cercare di vedere la luce nell'inferno in cui è stata catapultata a causa del diffondersi dell'epidemia da Covid. La Fondazione ha dovuto trasformarsi, dall'oggi al domani, da "casa di riposo" ad ospedale per acuti e ha dovuto modificare in modo radicale attività e prospettiva di organizzazione e di gestione. Ha dovuto trovare i modi per reperire le mascherine e tutti i DPI a tutela degli operatori e degli stessi residenti. Ha dovuto gestire i lutti ripetuti e le conseguenze emotive sia delle famiglie che degli operatori stessi. Nonostante questa situazione drammatica, abbiamo avuto la forza di mantenere una prospettiva verso investimenti etici futuri per il bene della Comunità. Il cda - prosegue la nota - ha costantemente sostenuto l'investimento progettuale inerente il Villaggio Argento, rappresentando questo espressione di attenzione e vicinanza alla popolazione anziana in genere e della città di Arco in particolare».

La pandemia però ha avuto anche inevitabili e pesanti ricadute economiche: al 30 giugno 2020 la perdita di bilancio era di 900 mila euro, poi ridotta a 760.000 al 30 settembre scorso. E dopo i ristori deliberati dalla giunta provinciale solo il 26 marzo scorso, il bilancio 2020 ha comunque chiuso con una perdita di 350 mila euro. «Riteniamo - proseguono Mattei e i consiglieri d'amministrazione della Fondazione - che sia veramente triste prendere atto del sopravvento di logiche speculative su quelle etiche, dovendo riportare per l'ennesima volta questi dati quasi a giustificare le vicende che hanno portato alla prudenziale sospensione temporanea dell'acquisizione del compendio Comboniano. La nostra realtà è un'azienda di servizi alla persona, non una società immobiliare o una Spa o qualsivoglia altra società a scopo di lucro». «Il cda - precisano dalla Fondazione - è stato costantemente aggiornato in merito alla trattativa compendio Fime Immobiliare/Comboni. Villaggio Argento è un progetto che non è mai stato accantonato, come documentato da intensa corrispondenza e dall'incarico affidato ad un legale per esaminare gli ostacoli connessi alla stessa. Legale incaricato a verificare la fattibilità concreta senza vincoli, rischi e ricadute normative/legali negative sull'APSP stessa, come poi effettivamente emersi dagli approfondimenti effettuati».

E qui Mattei e colleghi entrano nei dettagli: «Il 16 gennaio 2020 Fime dichiara a sorpresa il meccanismo di acquisto che non era accettabile per un ente pubblico: Fondazione avrebbe dovuto riconoscere una plusvalenza di 600.000 euro ad una società immobiliare interposta, di proprietà di Fabio Sandrini, con ulteriore aggravio causato dal costo dell'Iva su tale plusvalenza, Iva non recuperabile dalla Fondazione. Elemento questo che ha costretto a sospendere la finalizzazione dell'acquisto, in rispetto ad elementari e prudenziali principi di cautela, in attesa di verifiche legali. Solamente il 15 luglio - prosegue la ricostruzione della Fondazione - la parte venditrice Sandrini - Fime dichiara di aver rimosso l'ostacolo fiscale e che la Fondazione avrebbe potuto acquistare direttamente dai proprietari, ovvero dai Comboniani. Nonostante la situazione ancora avversa, il cda decide di non abbandonare il progetto in attesa di quantificare i ristori promessi dalla Provincia, ristori deliberati solamente il 26 marzo scorso. E ricordiamo che in occasione della campagna elettorale di settembre, il presidente Mattei ha ritenuto doveroso incontrare i quattro candidati sindaco in competizione Bernardi, Betta, De Laurentis e Parisi. In questi incontri è stato fornito loro il materiale riguardante il progetto Villaggio Argento e - continuano il consiglio d'amministrazione - il presidente Mattei si è fatto portatore nei loro confronti dell'idea mai immutata in seno al cda di realizzare il Villaggio Argento, soffermandosi sul fatto che non appena l'ondata pandemica si fosse stabilizzata, si sarebbe dato nuovo vigore alla trattativa».

E così arriviamo ai giorni nostri: «L'evoluzione dei fatti l'abbiamo appresa dai giornali. Il compendio è stato acquistato da una società costruita ad hoc tra l'immobiliarista Sandrini e l'ex presidente e consigliere comunale in carica De Laurentis. Questo cda è amareggiato e costernato di fronte alla vendita del compendio ad altri e non alla Fondazione, colpita durante il periodo più vulnerabile e doloroso della sua storia e alla quale è stata sottratta (e non per mancanza di volontà contrattuale da parte sua) una possibilità di espansione e di sviluppo con una importante ricaduta positiva sui suoi residenti e sull'intera comunità».