RIVA DEL GARDACosti, impatto sul paesaggio e sicurezza geologica. Sono i tre fronti sui quali la consigliera provinciale Lucia Coppola chiede chiarimenti alla Provincia sulla realizzazione della Ciclovia del Garda lungo la sponda trentina. Dopo il sopralluogo della Terza commissione consiliare dello scorso 15 settembre, Coppola ha depositato un’interrogazione nella quale chiede di fare il punto sulla sostenibilità economica e ambientale dell’opera e sulle condizioni del versante roccioso interessato dai lavori.

Al centro dell’intervento c’è innanzitutto la questione dei costi. Secondo quanto riferito dalla consigliera, la riprofilazione delle gallerie Limniadi e Titani, corrispondenti alle unità funzionali Uf 3.2 e Uf 3.3, comporterebbe una spesa aggiuntiva stimata in oltre 2 milioni di euro. La cifra, sostiene Coppola, sarebbe emersa dalle clausole contrattuali relative all’affidamento della relazione paesaggistica collegata alla variante. L’interrogazione chiede quindi alla Giunta provinciale di chiarire l’importo e le modalità con cui è stato comunicato alla commissione.

Il tema dei costi si intreccia con quello dell’impatto paesaggistico e ambientale. La consigliera contesta in particolare le soluzioni progettuali che prevedono interventi sulle pareti rocciose, tra scavi, sbancamenti, allargamenti delle gallerie, strutture a sbalzo e opere di consolidamento. Secondo Coppola, interventi di questo tipo rischierebbero di compromettere in modo significativo uno dei tratti paesaggisticamente più delicati del Garda.

Nell’interrogazione viene quindi chiesto quali valutazioni di impatto paesaggistico siano state predisposte e quali misure siano previste per limitare le conseguenze degli interventi sulle falesie.

Un altro capitolo riguarda la sicurezza geologica. Coppola richiama gli studi tecnici effettuati a partire dal 2001 dal professor Eugenio Castelli dell’Università di Trieste, che avevano evidenziato condizioni problematiche dell’ammasso roccioso lungo la vecchia Gardesana. Una situazione che, secondo la ricostruzione contenuta nell’interrogazione, aveva contribuito alla scelta di spostare la viabilità stradale all’interno della montagna, nella galleria Casagranda, dopo il tragico crollo del 1999.

Da qui il dubbio sollevato dalla consigliera sulla scelta di realizzare alcuni tratti della Ciclovia proprio sul vecchio sedime della Gardesana, come nel caso dell’unità funzionale Uf2, denominata Sperone Ponale.

A preoccupare sono anche gli episodi di instabilità che si sarebbero verificati nel corso dei lavori. Nell’interrogazione vengono citati crolli avvenuti nel 2021 e nel 2024 nell’Uf 1.1, il distacco di un diedro roccioso nell’Uf 1.2 nel maggio 2024 e le criticità legate a una faglia emerse con la Variante 5 del maggio 2025, relativa all’accesso alla Tagliata del Ponale.

Secondo Coppola, questi episodi confermerebbero la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle caratteristiche geologiche del versante e sulla possibilità di nuovi cedimenti.

La consigliera chiede quindi alla Giunta provinciale se ritenga necessario aggiornare l’analisi costi-benefici dell’opera, considerando sia le risorse economiche impiegate sia gli interventi resi necessari dalle condizioni del territorio. Tra le richieste anche quella di conoscere l’importo complessivo aggiornato delle risorse stanziate per le varianti legate agli imprevisti geologici e ai cedimenti verificatisi dall’inizio dei lavori.

L’interrogazione mette infine sul tavolo una questione più generale: quale sia oggi il rapporto tra costi, sicurezza, impatto ambientale e utilità dell’opera. Un confronto destinato a proseguire mentre procedono i lavori sul versante trentino della Ciclovia del Garda.