TRENTO. La protesta riguarda circa 1.500 lavoratori in Trentino. A livello nazionale si parla di 80mila persone che da oltre un anno chiedono il rinnovo del contratto di lavoro. Le trattative in Confindustria, con i rappresentanti degli industriali della carta, non stanno dando i risultati sperati, almeno secondo Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Chimici Carta e Stampa, che hanno indetto uno sciopero per domani, mercoledì 17 dicembre: i lavoratori incroceranno le braccia per quattro ore alla fine di ogni turno. In Trentino a scioperare saranno anche il gruppo Fedrigoni, la cartiera di Condino, quella di Villalagarina, le cartiere del Garda.

A partire dalle ore 9 è in programma un presidio di protesta di Slc Uilcom e Ugl davanti allo stabilimento della Fedrigoni di Arco. «Non è uno sciopero contro, ma è uno sciopero per dare slancio alla trattativa che deve arrivare in porto il prima possibile con un rinnovo che sia in linea con le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori. Non siamo disposti ad accettare un accordo al ribasso, puntiamo ad un contratto che riconosca il valore delle maestranze, l’importanza di questo settore per l’economia industriale del Paese e un giusto adeguamento economico, dopo anni d’inflazione che hanno impoverito le famiglie», sottolineano la segretaria generale Norma Marighetti e Antonio Mele, della Slc Cgil del Trentino rimandando al mittente le critiche su un’ipotetica inopportunità della mobilitazione: «Lo strumento dello sciopero si usa sempre con grande attenzione, perché chiede un sacrificio economico ai dipendenti. Abbiamo intrapreso con Uilcom e Ugl questa strada perché non vogliamo che la trattativa finisca su un binario morto né che si continuino a discutere proposte per noi inadeguate. Ogni giorno lavoratori e lavoratrici sostengono un settore strategico per il nostro territorio, affrontando turni pesanti, mansioni usuranti e rischi elevati. Eppure, nonostante questo impegno, i loro stipendi sono rimasti bloccati».

«Fino a pochi anni fa, lavorare in cartiera significava garantirsi una vita dignitosa, una stabilità economica e una prospettiva familiare serena. Oggi, invece, stipendi bloccati e condizioni economiche difficili hanno reso il settore meno attrattivo, con conseguenze drammatiche. La situazione è ancora più grave nel nostro territorio dove il caro vita è ancora più pressante, i costi delle abitazioni sono alle stelle e le famiglie si sono impoverite», rimarcano i sindacati che si apprestano a dare forma alla giornata di protesta. La piattaforma sindacale chiede un aumento di 311 euro lordi, somma che servirebbe a recuperare il potere d’acquisto perso tra il 2022 e il 2024 a causa dell’inflazione. La cifra richiesta dai sindacati non è casuale: rappresenta il recupero di tre anni di inflazione persa dai lavoratori dal 2022 al 2024, senza considerare che si sta per chiudere il 2025, quindi un ulteriore anno di potere d’acquisto perso.