RIVA DEL GARDA. Sono 1.042 le persone in difficoltà che nel 2025 hanno trovato sostegno nelle 5 Caritas interparrocchiali dell'Alto Garda e Ledro. Si tratta di 416 nuclei familiari, distribuiti tra 29 parrocchie, ai quali sono stati consegnati complessivamente 2.700 pacchi viveri grazie all'impegno di 104 volontari. Numeri che raccontano una situazione di bisogno diffusa e che hanno fatto emergere la necessità di rendere più strutturato il servizio di solidarietà offerto da Caritas, istituzione della chiesa cattolica. Da qui l'idea di aprire l'emporio solidale Alto Garda e Ledro, presentato nei giorni scorsi al santuario della Madonna delle Grazie di Arco: un unico progetto con due sedi, ad Arco a villa Tabor, e a Riva nei locali della chiesa di San Giuseppe. L'iniziativa è stata promossa dalla zona pastorale Alto Garda e Valli dei laghi e dal coordinamento Caritas. «Una rete di comunità chiamate a mettere insieme forze, risorse e competenze per accompagnare in modo nuovo le persone e le famiglie che vivono situazioni di fragilità», come riporta il comunicato dell'arcidiocesi di Trento.

Nel dettaglio, la Caritas che fa riferimento ad Arco ha seguito nel 2025 154 nuclei, per 357 persone, mentre quella collegata a Riva ha accompagnato 262 nuclei, pari a 685 persone. Complessivamente si tratta di circa il 2% dei 51.466 residenti nell'Alto Garda e Ledro. Dietro questi numeri non ci sono soltanto esigenze alimentari: i centri di ascolto incontrano persone alle prese con difficoltà economiche, problemi abitativi, situazioni familiari complesse e altre forme di fragilità.

Il progetto nasce da un mandato del consiglio pastorale di zona. Inizialmente si era pensato a un unico grande emporio ma il gruppo di studio ha scelto due sedi territoriali mantenendo una visione comune, gli stessi criteri di accoglienza e un sistema informatico condiviso. A coordinare la serata è stato don Vincenzo Lupoli, parroco di Nago Torbole e coordinatore del gruppo di lavoro, che ha definito l'iniziativa «l'aurora di un nuovo inizio».

La novità principale sarà il superamento della sola logica del "pacco viveri", che continuerà comunque a essere utilizzato ma in modo più flessibile: ogni famiglia avrà un credito mensile in punti con cui scegliere ciò di cui ha bisogno, affiancata dai volontari nella spesa all'emporio e nella gestione del budget. L'obiettivo è favorire autonomia e dignità, trasformando l'aiuto anche in occasione di relazione.

Su questo si è soffermata Annalisa Pasini, delegata dell'area testimonianza e impegno sociale dell'arcidiocesi di Trento, indicando nella dignità, nella relazione e nell'accompagnamento, oltre che nella dimensione culturale, i tre elementi centrali dell'esperienza degli empori. Un percorso che punta a sviluppare «accoglienza della fragilità» e «un reale cambiamento e una reale cura della comunità».

I centri di ascolto parrocchiali continueranno la loro attività: l'emporio offrirà uno strumento in più. Il progetto prevede un coordinamento zonale, una regia comune e due direttivi locali. Sarà inoltre fondamentale il coinvolgimento di istituzioni, servizi sociali, imprese, attività commerciali, associazioni, gruppi giovanili e cittadini. Il cammino di collaborazione con le istituzioni è già avviato. Alla serata è intervenuto anche Giuliano Marocchi, presidente della Comunità Alto Garda e Ledro. Nel corso della presentazione è stato ricordato il contributo in conto capitale stanziato, attraverso i Comuni di Riva, Ledro, Nago Torbole e Tenno.

L'avvio operativo è previsto per dicembre. L'auspicio finale è che l'Emporio non sia «soltanto uno spazio di distribuzione», ma una «bottega di fraternità», capace di restituire dignità, speranza e vicinanza a chi sta attraversando un momento di difficoltà.