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ARCO - È una vita straordinaria quella di Ubaldo Gervasoni, 79 anni, pensionato residente a Ceole, Arco di Trento. Acciaccato ma sempre lucido, ripercorre la sua vita da quando decise di farsi sacerdote e prete operaio. Aveva abbracciato la Teologia della liberazione, faceva parte della comunità cristiana di base di San Paolo a Roma con Gianni Novelli e Giovanni Franzoni; ha lavorato nella comunità di don Franco Monterubbianesi, fondatore della comunità di Capodarco.
A metà anni Ottanta è stato volontario nella parrocchia La Inmaculada di Waslala, Nicaragua, durante la guerra dei contras; lì, insieme ad altri sacerdoti e a laiche e laici, contribuì alla creazione delle prime pastorali sociali (terra, salute, educazione), che traducevano gli insegnamenti evangelici in azioni concrete a difesa e promozione della vita. Richiamato dal Vaticano nel 1988 mentre era a Waslala, Gervasoni scelse di restare a fianco della rivoluzione sandinista e dei contadini nella sua comunità in zona di guerra; così nel 1990 venne sospeso “a divinis” dalla gerarchia cattolica, di fatto non considerato più sacerdote.
Rimase in Nicaragua fino al 1991 quando se ne tornò in Italia a Riva del Garda, dove, assieme a Claudia Lorenzi, continuò il suo impegno con l’associazione Italia-Nicaragua di Rovereto e con il commercio equo. Ha fatto per anni il mediatore di conflitti per Itea, l’Istituto trentino di edilizia abitativa.
BIOGRAFIA
Nato a Bàresi di Bergamo nel 1944, Ubaldo Gervasoni si è laureato in teologia nel 1972 alla Pontificia università lateranense e nel 1980 in sociologia all’università La Sapienza di Roma . Ha promosso attività e coscientizzazione sociale nelle borgate romane di periferia dal 1971 al 1985.
Solcato l’oceano, in Nicaragua ha collaborato con la revoluciòn popular sandinista dal 1985 al 1991 nei programmi della Riforma agraria nella cittadina di Waslala (oggi circa 50 mila abitanti), zona impervia e teatro di guerra. È stato testimone scomodo di una guerra sporca per reciproci interessi Usa-Contras-Vaticano. Nel suo libro Fecero appassire i nostri fiori (Edizioni Qualevita, 1993) ricorda che i morti furono 53 mila, 10 mila gli orfani e 25 mila i mutilati su 3,5 milioni di abitanti.
Per le sue opzioni politiche è stato sequestrato dai Contras nel 1988 e per la sua pratica comunitaria della Teologia della liberazione è stato sospeso a divinis dal Vaticano nel 1990. Rientrato in Italia a inizio anni Novanta si è stabilito a Riva del Garda dove si sposato con Claudia Lorenzi; hanno due figli, Samuele e Damiano. In Italia, anche assieme a Claudia, ha continuato la sua attività di solidarietà con il Nicaragua; ha collaborato con l’associazione interetnica Shangrillà di Trento ed è stato per tanti anni nel comitato progetti internazionali di Altromercato, centrale del commercio equo in Italia. Dopo avere lavorato per delle cooperative sociali, ha operato come mediatore di conflitti per l’Istituto trentino di edilizia abitativa.
Libri di Ubaldo Gervasoni:
Mille voci e una lacrima (1985); Nicaragua dal vivo (1986); S. Basilio, una borgata romana (1987); Fecero appassire i nostri fiori (1993); Edizioni Qualevita, via Buonconsiglio 2, 67030 Torre dei
Nolfi (AQ).
INTERVISTA
Lei è di un paesino della Bergamasca, Bàresi; è entrato presto in seminario?
Presto, di iniziativa mia, non dei genitori o del prete. Ho voluto fare questa scelta perché la credevo fondamentale per la mia vita. Ho retto 14 anni di seminario; ero entrato in quinta elementare.
È diventato sacerdote diocesano?
Diocesano, consacrato nel 1969.
Nel pieno degli anni della contestazione, dunque, anche in Italia: come ha vissuto quel fermento? Ha deciso in quel contesto di diventare prete operaio?
Il seminario era una istituzione aperta allora, perché ci venivano i vescovi del concilio Vaticano II e mi sorpresero parecchio per la loro mentalità, me lo ricordo con piacere. Io sono stato l’ultimo ad accettare il celibato obbligatorio.
Il celibato però è ancora obbligatorio.
È ancora obbligatorio ma non ha niente a che fare col sacerdozio.
Una volta sacerdote aveva già l’idea di fare il prete operaio?
No, le vicende della vita mi hanno portato a questo. Insegnare a San Basilio a Roma, periferia estrema di lotta politica, mi ha portato a maturare questa decisione.
IL PROGETTO CONTINUA CON LA CASA DEI BAMBINI
ROVERETO. «A Waslala ora c’è un istituto agropecuario intitolato a Ubaldo Gervasoni, finanziato da noi all’inizio ma che ora cammina per conto suo con sovvenzioni pubbliche e private. Come associazione Italia-Nicaragua - racconta Claudia Lorenzi, compagna di una vita di Gervasoni - abbiamo costruito e finanziato la Casa dei bambini, minori che vivono situazioni di grave rischio sociale.
Ci siamo sentiti in questi giorni in video conferenza: la situazione economica è complicata e si somma alla crisi socio-politica del paese. È sempre più difficile reperire i fondi sufficienti per finanziare gli stipendi delle educatrici e della psicologa e solo grazie all'attivazione di genitori e comunità locale si riescono a sostenere. Siamo preoccupati perché se non si riescono a trovare i fondi necessari, in futuro potrebbero essere costretti a chiudere un servizio essenziale».











