«Caro Marco, noi ci siamo» La lettera dei compagni di classe Ricerche no-stop ma nessuna pista

La lettera che ieri i compagni di classe di Marco Boni gli hanno scritto inviandola all’Adige

di Davide Pivetti

«Caro Marco, speriamo che tu possa leggere questa lettera al più presto. Ti scriviamo per farti sapere che, dovunque tu sia, noi ci siamo. Ci siamo ora come ci siamo sempre stati nel corso di questi tre anni. Stiamo vivendo con te quello che probabilmente è considerato il periodo più difficile e significativo della nostra vita.

Fin da subito ti sei distinto per il tuo spirito anticonformista, non ti preoccupava il fatto di andare controcorrente, anzi ti è sempre piaciuto essere al centro dell’attenzione proprio come un vero leader.

Per noi sei sempre stato la colonna portante della classe; ti sei sempre preso carico di soddisfare le nostre richieste in qualità di rappresentante, accompagnandole con la tua tipica frase: “Ambasciator non porta pena”.

Ti sei sempre presentato con la tua originalità, andandone anche fiero, facendo in modo che per noi diventasse la normalità. Sei riuscito a farti voler bene e a farti apprezzare proprio per quelle tue caratteristiche.

Si sente la mancanza delle tue battute spiritose dette al momento giusto, il tuo solito augurio in francese prima delle verifiche, delle partite a poker durante la ricreazione e di quelle a carte durante le ore di supplenza e nelle assemblee di classe.

Non pensare però che di te ci importi solo il tuo modo d’essere, di parlare, di vestire, delle tue ampie conoscenze, ma ti vogliamo bene e siamo preoccupati per te perché sei Marco, nostro amico da tre anni, sei una persona che vive, con le sue emozioni, i suoi pregi e i suoi difetti. Non ci importa ciò che fai e come vuoi sembrare, ci importa di Te.

Ora ci auguriamo che tu stia bene e che tu, per quanto sia possibile, sia sereno. Nel frattempo tutti quanti qui sentiamo molto la tua mancanza e desideriamo profondamente di riaverti presto tra noi, perchè, nella tua singolarità, sei insostituibile. Un forte abbraccio, la tua classe».


Questa è la lettera che ieri i compagni di classe di Marco Boni gli hanno scritto inviandola all’Adige assieme alla bella foto che vedete pubblicata qui accanto e pubblicandola sul sito del liceo rivano. Lo studente del liceo «Maffei» è scomparso da venerdì pomeriggio. Ormai sono tre giorni. Attendono sue notizie - oltre ad amici e compagni - prima di tutti papà Giulio e mamma Silvia, con la famiglia che si è chiusa in un comprensibile riserbo in quel di Tione. Il fratello minore di Marco è tornato ieri mattina a scuola, nella terza media dell’istituto giudicariese, circondato dall’affetto di amici e docenti.


Grande il coinvolgimento emotivo che la scomparsa del sedicenne sta suscitando. Si moltiplicano gli appelli, i post, anche gli avvistamenti, destinati a diventare fin troppo numerosi ora che la ribalta è diventata nazionale.


 

Ma sul fronte dell’indagine occorre ancora attendere. Questa mattina al Commissariato del Governo si è tenuto un altro briefing con le forze dell’ordine e la protezione civile.

«Non ci sono novità positive», ovvero per ora non si trova il ragazzo trentino di 16 anni scomparso dal 16 febbraio, ma «la ricerca continua con l’impiego massiccio di uomini e mezzi». È quanto emerso dal tavolo tecnico che è stato convocato stamani dal commissariato del governo di Trento, organismo che nelle Province autonome svolge le funzioni delle prefetture, per fare il punto della situazione con le forze dell’ordine, i soccorritori e il dipartimento della protezione civile.

Le due strade su cui al momento si punta sono il proseguimento delle perlustrazioni nelle montagne vicino a Riva del Garda e il controllo delle telecamere di stazioni ferroviarie e dei bus. Un nuovo tavolo di coordinamento è stato intanto già programmato per il 22 febbraio, per fare il punto sull’esito delle ricerche e per decidere quali piste di ricerca privilegiare.

Riserbo da parte della Polizia - che coordina l’indagine - su quanto può essere emerso dai tabulati telefonici. Mentre sembra che il diario di Marco non abbia offerto spunti particolari dopo l’analisi che ne hanno fatto gli «Psicologi per i popoli» già sabato al liceo. Non resta che attendere. Sperando in una svolta e nel ritorno di Marco tra quanti gli vogliono bene.

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