PERGINE. Salvare l’antico lanificio Dalsasso di Pergine e trasformarlo in un luogo di memoria, cultura e sviluppo per il territorio. È l’obiettivo della proposta di mozione depositata in Consiglio provinciale, che impegna la Giunta a sostenere le iniziative avviate dai cittadini e dal Comune per l’acquisto, il recupero e la valorizzazione dello storico opificio.


Il laboratorio fu avviato nel 1896 da Eugenio Dalsasso, che riadattò un antico mulino sfruttando la forza della Roza Granda. Negli anni Trenta l’attività venne ampliata e negli anni Quaranta raggiunse il massimo sviluppo, anche grazie alle forniture per l’esercito. Vi lavoravano fino a venti operai, in gran parte donne, affiancati dal figlio Ciro Dalsasso, perito tessile.


All’interno dell’edificio, in via delle Pive, sarebbe ancora leggibile l’intero ciclo della lana: lavaggio, sgrossatura, cardatura, filatura, tintura e in parte tessitura. Restano l’insegna storica, i macchinari, il sistema di cinghie e trasmissioni, il tratto del canale macinante e la vecchia ruota in metallo. Secondo i promotori, proprio questa conservazione rende il complesso un possibile unicum in Italia nell’ambito dell’archeologia industriale.


La mozione chiede di mantenere funzionanti le macchine, mettere in sicurezza gli spazi e rendere il lanificio accessibile per visite, laboratori, mostre ed eventi. Il recupero potrebbe anche rilanciare la filiera locale della lana, oggi spesso trattata come rifiuto speciale, riducendo costi e sprechi per gli allevatori e creando nuove opportunità culturali, turistiche e occupazionali per il Perginese.