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PERGINE. Il 26 maggio 1940, ottantacinque anni fa, alle prime luci dell'alba, un treno carico di molti viveri, suore, infermiere e soprattutto 238 malati psichiatrici del manicomio di Pergine più altri 61 provenienti da Nomi, Stadio (Laimburg, frazione di Vadena, Alto Adige) e Udine, partì alla volta della Germania, destinazione Zwiefalten.
Quello che sembrava un trasferimento in un posto migliore, dove poter trascorrere più serenamente gli anni della guerra, una promessa cui sia le famiglie dei malati sia il personale al seguito si aggrapparono, si rivelò invece essere una deportazione in piena regola.
Fu possibile grazie alle cosiddette "opzioni", scelta destinata a tutte le persone di madrelingua tedesca delle province di Bolzano, Trento, Belluno e Udine per optare, appunto, liberamente per la cittadinanza tedesca. Chi "optava", emigrava verso il Reich.
Il "fardello" che queste opzioni si trascinò verso la Germania nazista furono i malati psichiatrici, che con la cosiddetta "Aktion T4" finirono come carne da macello operazioni naziste per la purificazione della razza. Di quelle 299 persone, quelle che rientrarono in Italia si contarono sulle dita di una mano: delle altre non si saprà più nulla, anche se la loro sorte è immaginabile.
Nel 2011 il Comune di Pergine pose una targa commemorativa all'ingresso della stazione ferroviaria, ma da 19 anni grazie all'associazione nazionale partigiani, ogni anno, si commemora questa deportazione. Sabato 31 maggio, per l'appunto, si è ricordato l'ottantacinquesimo anniversario di questo triste capitolo di storia perginese: presenti Paolo Vitti, animatore della cerimonia, il sindaco Marco Morelli, Mario Cossali per l'Anpi del Trentino (presenti anche i vessilli del gruppo della Vallagarina), e Guido Margheri per l'Anpi di Bolzano. Cossali ha ricordato come anche oggi molte persone nel mondo siano vittime di persecuzioni e discriminazioni, sottolineando come la mentalità delle «vite non degne di essere vissute» sia ancora presente: «Questo ricordo annuale - ha detto - non è solo una cerimonia, ma un momento di meditazione sulla sorte di chi ancora oggi viene maltrattato e considerato indegno».
Margheri, dal canto suo, ha proposto il parallelo tra le politiche nazifasciste e le tendenze attuali, come nazionalismi e razzismi: «Rischiamo il ripetersi - ha aggiunto - di logiche pericolose. Chi oggi ripropone queste logiche crea le condizioni per un disastro comune».
Il sindaco Marco Morelli, raccogliendo poi l'invito di Paolo Vitti, si è detto pronto a sostenere l'impegno di fare memoria anche all'interno dei confini dell'ex ospedale psichiatrico: «Facciamo bene ad essere sempre vigili, a ricordare, a portare avanti la memoria - ha detto il primo cittadino - perché la memoria va coltivata anche per le nuove generazioni».


