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MIOLA DI PINÉ. La chiamavano "Refolo", perché correva veloce come il vento. Una grinta e una determinazione che Loredana Simonetti, per tutti "Lory", ex mezzofondista, detentrice di nove titoli italiani assoluti, ha conservato fino all'ultimo istante della sua esistenza. Se ne è andata a quasi 96 anni, dopo una vita intensa, divisa tra la grande passione sportiva, la famiglia e l'attività alberghiera a Miola.
Nata a Trieste il 29 agosto 1930, Simonetti aveva iniziato a correre da sola. Allenamenti da autodidatta. Poi l'incontro con la storica società di atletica triestina l'Edera e l'avvio di una carriera sportiva costellata di successi, tra il 1948 e il 1954. La sua specialità erano gli 800 metri piani, ma nel suo medagliere spiccano anche gli ori conquistati ai campionati di corsa campestre e vari record italiani (l'ultimo, 2'16"5 sugli 800 in pista, stabilito a Berna nel 1954). Nel suo palmares pure la partecipazione alle Olimpiadi di Helsinki del 1952. «Mia madre ha cominciato a correre nel febbraio del 1948, spinta da una grandissima passione. Poi l'Edera l'ha presa sotto la sua ala e l'ha fatta andare avanti con la carriera», ricorda la figlia Monica.
I ritagli di giornale dell'epoca raccontano i successi collezionati. Un articolo pubblicato proprio in vista dell'appuntamento a cinque cerchi ben descrive le caratteristiche dell'atleta azzurra, «campionessa e primatista italiana degli 800 metri»: «Loredana Simonetti viene chiamata "Refolo" - si legge - . Mai soprannome è stato appioppato così a proposito».
E ancora: «Longilinea, nella più elevata espressione del termine, solo apparentemente fragile, perché possiede una intelaiatura di ferro, Loredana ha tutte le qualità del puro sangue dello sport». Ma di queste gloriose pagine sportive lei non si è mai vantata. Anzi. «Ha un medagliere enorme, ma non lo ha mai voluto esporre - sottolinea la figlia -. Lo faremo noi, in suo onore, perché se lo merita».
Nell'agosto 1954, a Berna, la conclusione della carriera e quindi l'arrivo a Baselga, dove l'8 ottobre 1961 si è sposata con Emilio Fedel: da quel matrimonio sono nati due figli, Monica e Maurilio. La passione per lo sport, però, non l'ha mai abbandonata: «Ha sciato fino a 80 anni e ha fatto fare tantissimo sport anche a noi», conferma la figlia, che sottolinea: «Non si è mai lamentata, è sempre stata una persona molto tenace». Persino negli ultimi giorni di vita, a chi le chiedeva come stava, lei rispondeva sicura: «Molto bene».
Conclusa la carriera sportiva, Simonetti si è divisa tra la famiglia e il lavoro da albergatrice. Il Garnì Villa Lory, adesso, è nelle mani della figlia Monica: «Una casa che mio padre aveva costruito proprio in onore di mia mamma».
Prima, lei e il marito, avevano gestito insieme lo storico albergo Nazionale di Miola, che era il più grande dell'Altipiano. Poi la scelta di vendere quella struttura e di proseguire con il garnì, che dal 2011 viene gestito dalla figlia. «Mia mamma era l'amministratrice di famiglia, era lei a gestire le finanze», ricorda con il sorriso. Il funerale di Lory sarà celebrato domani alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Miola.


