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FIEROZZO. Una sorta di grande centro produttivo di oltre 3 mila anni fa, con almeno undici forni utilizzati per trasformare il minerale in rame. Le ricerche archeologiche in corso a Valcava, nel comune di Fierozzo, stanno facendo emergere una pagina sorprendente della storia della Val dei Mocheni: un importante sito metallurgico attivo tra la fine del XIII e l’XI secolo avanti Cristo.
Gli scavi si trovano a 1.600 metri di quota e sono diretti da Paolo Bellintani, con le attività sul campo affidate ai tecnici di Acronos. La scoperta più significativa riguarda la presenza di almeno 11 forni fusori, ancora soltanto parzialmente riportati alla luce, affiancati da letti di arrostimento e dalle tracce di quelle che potrebbero essere state tettoie o altre strutture di copertura.
Si tratta del numero più alto di strutture fusorie finora individuato sul versante meridionale delle Alpi centro-orientali. I forni hanno caratteristiche comuni e potrebbero essere stati organizzati in vere e proprie batterie, consentendo agli uomini dell’Età del Bronzo di procedere con una lavorazione quasi «a ciclo continuo». Un'organizzazione che restituisce l'immagine di un Trentino “imprenditoriale” già ai tempi di Ulisse.
L’area archeologica individuata a Valcava si estende per circa 3 mila metri quadrati. Nella parte più alta si concentravano gli impianti produttivi, mentre lungo il pendio si trovava la discarica delle scorie generate dalla lavorazione. La materia prima era la calcopirite, un minerale composto da rame, ferro e zolfo: dopo l’estrazione veniva macinata e sottoposta a una prima lavorazione sui letti di arrostimento, per essere poi portata nei forni a temperature che potevano raggiungere i 1.200 gradi.
Il processo, attraverso diversi passaggi, permetteva di ottenere il rame metallico, lasciando però enormi quantità di scorie che venivano scaricate a valle degli impianti. La presenza di attività minerarie nella zona era già stata segnalata dal pioniere della ricerca archeo-mineraria alpina Ernst Preuschen, mentre il primo intervento archeologico nell’area risale al 2012. Sono state però le campagne del 2023 e soprattutto quella iniziata nel maggio di quest’anno ad ampliare sensibilmente le conoscenze.
A permettere di collocare temporalmente il complesso sono anche alcuni reperti, tra cui uno spillone in bronzo del tipo Wollmesheim e frammenti ceramici attribuiti alla facies Luco A. Le datazioni radiometriche indicano un periodo compreso tra la fine del XIII e il terzo quarto dell’XI secolo avanti Cristo.
Quello di Fierozzo non rappresenta però un caso isolato. Nel Trentino orientale sono stati individuati oltre 200 sitilegati alla lavorazione del minerale di rame, distribuiti tra Valsugana, Tesino, Primiero e gli altopiani di Lavarone e Luserna. La maggior parte viene datata tra il 1300 e il 1000 avanti Cristo, ma soltanto una decina è stata almeno parzialmente scavata.
Rimane infine una domanda fondamentale: dove finiva tutto quel rame? Una parte veniva certamente utilizzata per la produzione metallurgica locale, ma le analisi condotte sui manufatti europei dell’Età del Bronzo indicano che il rame prodotto nell’area alpina potrebbe aver raggiunto territori molto lontani, dalla Scandinavia fino alla Puglia. Le ricerche a Valcava continueranno presumibilmente fino alla fine di settembre, mentre una nuova campagna di scavo è prevista per il 2027.


