FORNACE. Valentina Caresia, il 7 maggio 2025 - poco più di un anno fa - aveva 42 anni. Era un mercoledì, giornata da incubo che, a distanza di un anno si rivelerà infine data lieve, di quelle da incorniciare per il resto dell'esistenza. Insomma, una nuova vita per la coordinatrice «interna» per la gestione delle educatrici del Nido UniTn.

Gli viene diagnosticato un aneurisma che - con le dovute cautele - potrà essere sconfitto solamente attraverso intervento chirurgico alla testa.

Ora - a distanza di un anno e infinite vicissitudini che, dice «mi hanno cambiato l'esistenza e le prospettive da dove guardare per vedere», Valentina Caresia, nata il 17 gennaio 1983, è rinata. Nuova vita tutta raccontata in circa 130 pagine della testimonianza dal titolo «Con-te-sto», spiegato nel sottotitolo «Perché in qualsiasi luogo, ovunque tu sia, senta di non essere sola».

Appunto, questo libro che racconta ogni particolare - dalla scoperta e diagnosi all'ospedale Santa Chiara di Trento, fino alla completa riabilitazione, attraversando intervento chirurgico al nosocomio Niguarda di Milano e riabilitazione - Valentina l'ha voluto spiegare innanzitutto al centinaio di parenti e amici nella sua Fornace. Anche con l'affettuoso intervento da parte dell'assessore-amica Lisa Scarpa. Mentre a interloquire con Valentina era la responsabile di Poliedricamente Edizioni Ets Maurizia Scaletti, l'editrice che ha stampato il «diario» reso pubblico.

Abbiamo incontrato Valentina Caresia - fra l'altro attrice di talento nella San Martino di Fornace - con al suo attivo prestigiosi premi quale «migliore attrice» ai concorsi «Mario Roat» e al «Sipario d'oro».

Quali pensieri e emozioni, soprattutto, hanno avuto il sopravvento alla scoperta dell'aneurisma che implicava intervento chirurgico?

Di fronte al primo neurochirurgo che mi ha dato la diagnosi mi sono sentita impaurita e smarrita. Provo una sorta di compassione nel ripensarmi lì in quello stanzino al pronto soccorso e provo lo stesso sentimento per la mia famiglia che ha dovuto provare un dolore così grande. Ho percepito la preoccupazione che provavano tutti attorno a me, anche i dottori che hanno preso le importanti decisioni per me.

Quando hai maturato l'idea di rendere pubblica la tua vicenda di vita?

Mi è sempre piaciuto scrivere e anche in questa esperienza di vita ho tenuto appuntati sulla mia agenda, racconti e ricordi. Sono diventati un diario più esteso quando ho sentito il bisogno forte di ringraziare. Le parole, volevo rimanessero scritte. Avevo immaginato uno scritto da lasciare alle persone che mi erano state vicine. Quando ho sentito meno forte la pressione della depressione reattiva da trauma che mi ha inghiottita, mi sono messa al "pc" e ho iniziato a scrivere. Su suggerimento di un'amica che aveva letto i primi capitoli ho iniziato a immaginarlo come un libro. Una volta terminato ho contattato Poliedricamente Edizioni che sentivo molto affine con i miei obiettivi.

Questa tua testimonianza «aperta» ai lettori, quali benefici ha portato? E per te, cosa è significato, anche emotivamente?

Concluso il libro, le parole, i ricordi si sono spostati dalla testa alle pagine del libro liberando lo spazio angusto e colmo della mia mente. La migliore «benzodiazepina» (fa parte di psicofarmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, Ndr.) che potessi assumere per accarezzare la mia anima ferita. Non ho mai seguito il suggerimento di dimenticare ma ho scelto quello di rielaborare.

Quale il messaggio del disegno del tuo cervello «rifiorito», ora esposto in corsia all'ospedale Niguarda di Milano?

È il simbolo della rinascita. È una tela che ho ricamato e che mi consola molto. I fiori sbocciano dalla ferita, dalla cicatrice della craniotomia. Il mio braccialetto dell'ospedale è una foglia tra i fiori. Mia mamma mi ha fatto notare che anche alla nascita ci mettono un braccialetto. Il mio è lì in terapia intensiva al Niguarda perché è lì che sono rinata.

Ora, alla ripresa della quotidianità normale, con il lavoro e pure con l'approccio con la tua grande passione per il teatro, pensi che - oltre alla tua volontà ferrea di vita - ci sia qualcuno più d'altri da ringraziare?

Il mio libro nasce appunto per ringraziare TUTTI, non dando nessuno per scontato, né un suo gesto, né una sua carezza, né una sua parola, né un suo abbraccio. A tutti quelli che mi hanno detto o scritto SONO-CON-TE. A tutti i CON-TE-STO nessuno escluso. Ringrazio anche me stessa per essere stata paziente e per avere accettato la fragilità e la mia paura non come limiti ma come atti di coraggio.

Concludendo, Valentina Caresia spende parole di gratitudine per la sanità pubblica gratuita e accessibile a ognuno.