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PERGINE. L'auto sfrecciava ad una velocità superiore ai 90 km orari indicati come limite per quel tratto di statale della Valsugana, all'altezza di Pergine in direzione del lago. Il passaggio è stato registrato dall'autovelox: su questo punto il conducente della vettura non ha nulla da contestare. Non ha messo in discussione né la corretta taratura dell'apparecchio, né l'omologazione, ma è riuscito comunque ad ottenere la cancellazione della multa: ha dimostrato che correva per un'emergenza.
Nel ricorso davanti al giudice di pace, l'automobilista ha spiegato che stava andando a soccorrere la convivente, coinvolta in un grave incidente stradale. Ha riferito che era al telefono con lei, che sapeva che era rimasta intrappolata nella sua vettura e, quando la linea si era interrotta, avrebbe premuto sull'acceleratore per raggiungerla e verificare le condizioni. Ha ammesso di non aver rispettato i limiti di velocità, appellandosi al fatto che era in stato di necessità.
Il giudice ha accolto il ricorso ricordando che la Cassazione ha chiarito che l'esimente dello stato di necessità presuppone la sussistenza di un'effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, con circostanze oggettive. «Sul punto appare dimostrato e provato che il ricorrente, una volta appresa la notizia del grave incidente occorso alla compagna convivente, abbia percepito necessario prestare il prima possibile il suo soccorso, probabilmente inutile, ma percepito come necessario e ciò assolutamente in buona fede», è il ragionamento del giudice di pace Gianfredo Giatti.
«Tale circostanza rientra a pieno titolo nell'ipotesi, stabilita dalla giurisprudenza, in cui si verifichi il pieno convincimento, dimostrato da circostanze oggettive, di una situazione di pericolo imminente non evitabile tale da giustificare, in modo erroneo, il proprio comportamento». Dall'incrocio tra l'ora del rilevamento della velocità effettuato dall'autovelox e l'ora dell'incidente non sono emerse anomalie. L'automobilista ha presentato come prove anche un articolo di giornale e la documentazione medica.
Il ricorso è stato ritenuto fondato. I fatti risalgono a settembre 2024. I soccorritori quel giorno intervennero a Levico per una macchina che era uscita di strada, lungo la statale 47, ed era finita ruote all'aria nel prato vicino. La giovane al volante, rimasta incastrata nell'abitacolo, venne estratta da vigili del fuoco e sanitari, poi trasferita in elicottero al Santa Chiara.


