GUARDA. La cappella della Beata Maria Vergine di Caravaggio, costruita nel 1742 su richiesta di Domenica Targa, la pastorella a cui apparve la Madonna a Montagnaga di Piné, sorge su una piccola collina, nella frazione di Guarda, dove si trova anche la casa natale della veggente. Un luogo non lontano dal Santuario della Comparsa, meta ogni anno di migliaia di fedeli, che spesso arrivano in pellegrinaggio anche nella piccola frazione perginese.

Per questo, la notizia di un intervento per la realizzazione di un parcheggio privato ai piedi della collina, poco distante dall'edificio sacro, ha messo in allarme alcuni residenti e la stessa Parrocchia di Pergine, preoccupata soprattutto per la stabilità della chiesetta.

La Diocesi di Trento ha dunque interessato la Soprintendenza per i beni culturali della Provincia, che ha avviato una serie di verifiche e, alla fine, in accordo con lo stesso privato, è riuscita ad ottenere una ridefinizione del progetto, "salvando" in particolare la scala d'accesso alla cappella e limitando lo sbancamento del terreno. Un risultato non scontato, visto che i lavori erano stati regolarmente autorizzati dal Comune di Pergine e interessavano una parte privata.

Ma andiamo con ordine. L'allarme, se così si può dire, era scattato a inizio aprile, quando in paese si è saputo che era previsto uno scavo - che si sarebbe "mangiato" parte della collina - per ricavare un parcheggio e che sarebbe stata sacrificata anche parte della scalinata. La via di accesso insiste infatti su un'area privata. E proprio qui sta la complessità della vicenda, che deve fondamentalmente la sua origine da una «incongruenza catastale», come spiega anche la Soprintendenza, alla quale si sono rivolti sia alcuni cittadini e, come detto, l'Arcidiocesi.

Gli uffici di piazza Dante hanno quindi chiesto e ottenuto dal proprietario una sospensione dei lavori, dal 6 al 23 aprile, per fare ulteriori verifiche e valutare un intervento meno invasivo. La cappella, che appartiene alla Parrocchia di Pergine, è sottoposta a vincolo di beni culturali, mentre l'area circostante per una piccola parte è pubblica (del Comune di Pergine); gran parte della collina su cui sorge l'edificio sacro è invece di privati.

Dunque non sottoposta a vincolo. Sulle mappe il percorso pubblico indicato per accedere alla chiesetta è in realtà da sempre asservito: c'è un muretto (le foto lo documentano già dal 1940), mentre a fianco sono state realizzate le scalette, che però sorgono su una particella privata. In questo quadro la Soprintendenza ha lavorato per cercare di ridurre l'impatto dell'intervento a tutela del bene e anche del paesaggio che accoglie l'edificio sacro.

«Il problema - osservano in Soprintendenza - nasce da una incongruenza a livello catastale e di proprietà. A fronte della segnalazione dell'avvio dei lavori, dopo avere sentito anche il Comune, siamo intervenuti per una sospensione, nell'ottica di una ridefinizione del progetto, in modo da assicurare il mantenimento della scaletta.

L'aspetto importante - viene evidenziato - è che siamo riusciti a definire una linea, anche a livello di morfologia del terreno, oltre la quale non si andrà con il progetto di realizzazione del parcheggio». Pure in assenza di un vincolo sull'area di pertinenza, dunque, è stato possibile "contenere" i danni. Il proprietario si è reso disponibile a presentare una variante progettuale al Comune in cui vengono accolti questi "paletti". In questi giorni la ruspa, dunque, è entrata in azione.