CIVEZZANO. Aveva colpito un 53enne al supermercato Orvea dello Shopping center Cavalli, a Civezzano, con una coltellata al collo, sfiorandogli la carotide, dopo averlo sorpreso alle spalle alle casse. Conosceva bene la sua vittima, sopravvissuta per miracolo: Bruno Cassese, un albergatore di Madrano che lo aveva "aiutato", offrendogli un posto dove stare. Una tragedia sfiorata che si era compiuta in pochi istanti il 20 maggio del 2024, ma che aveva lasciato un segno profondo.

Ora, a quasi due anni di distanza dai fatti, nel pomeriggio di giovedì è arrivata la sentenza in primo grado, emessa dal collegio dei giudici del tribunale di Trento - composta dal presidente Rocco Valeggia e a latere, Massimo Rigon e Claudia Miori: 15 anni e due mesi di reclusione e 5 anni di libertà vigilata per l'imputato, Enrico Gibellini, 48enne di origine bresciana, condannato per tentato omicidio pluriaggravato da atti persecutori, minorata difesa della vittima (perché presa di spalle), dalla premeditazione, dall'uso dell'arma e dalla recidiva. Assorbiti, invece, i reati di stalking e lesioni.

La richiesta di pena della Procura era stata di 18 anni. I giudici non hanno riconosciuto le attenuanti generiche e nemmeno il vizio parziale di mente: all'imputato è stata riconosciuta la capacità di stare a processo sulla base di perizie - disposte dal tribunale e dalla procura - che hanno riconosciuto dei disturbi psichici che però non comprometterebbero la capacità di intendere e di volere. Nessun risarcimento danni alla parte offesa che non si è costituita parte civile nel procedimento.

Nel frattempo Gibellini è stato trasferito nel carcere di Vicenza, dopo aver aggredito un detenuto e un agente della polizia penitenziaria a Spini di Gardolo. Alle spalle infatti presentava un'altra condanna per stalking e lesioni ai danni di un'altra persona, nonché per porto abusivo di arma (una forbice appuntita), per dei fatti avvenuti poco prima di quelli compiuti a Civezzano. Anche in questo caso la giustizia aveva presentato il conto: 4 anni, 6 mesi e 15 giorni, più un anno di libertà vigilata da scontare al termine della pena. Tornando a quel 20 maggio di due anni fa, erano le 16.30 circa quando la vittima aveva appena raggiunto le casse del supermercato.

Mentre era in coda in attesa di pagare e andarsene con la spesa, il cinquantenne è stato colpito con una lama da circa 10 centimetri: un colpo soltanto, poi le grida di dolore. Mentre Cassese era accasciato a terra, l'allora 46enne si è fatto largo tra gli altri clienti e si è allontanato in tutta fretta verso Ciré. L'uomo era stato individuato e bloccato all'altezza della rotatoria nei pressi del centro commerciale Ponte Regio. Alla vista dei carabinieri, il fuggitivo ha abbozzato un cenno di resistenza, prima di consegnarsi. In un primo momento la ricostruzione sembrava propendere per una «resa dei conti». Cosa poi smentita dalla stessa vittima che, una settimana dopo l'aggressione, aveva rilasciato un'intervista. «Macché resa dei conti - dichiarava Bruno Cassese che gestisce un hotel e un ristorante - ho solo cercato di aiutarlo, per mesi. E mi sono ritrovato con un coltello nel collo».

Tutto era iniziato nel 2023, «quando in paese mi avevano segnalato le difficoltà di quest'uomo che non aveva neppure un posto dove stare. Mi avevano chiesto di ospitarlo all'albergo, in cambio di qualche lavoretto». E così era stato. «Si intuiva che avesse qualche problema, spesso aveva comportamenti strani. Ma nulla di allarmante. Fino a marzo, quando dopo avermi detto che aveva trovato lavoro e si sarebbe sistemato da un amico, ci siamo salutati».

Eppure, qualche settimana dopo torna al locale. «Lo sguardo stravolto, il comportamento aggressivo. È stata la prima volta che ho allertato i carabinieri che lo hanno bloccato chiamando anche l'ambulanza. La prima di quattro, cinque, sei interventi».

Poi l'aggressione all'Orvea. «Era tornato qualche giorno prima, sempre aggressivo, avevo chiamato il 112. Al supermercato nemmeno so come ci fosse arrivato. Forse mi seguiva da prima. Ricordo solo che ero andato a prendere delle bevande ed ero in attesa che arrivasse un cassiere quando ho sentito come una puntura improvvisa e poi un'ondata di calore».