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VAL DI SOLE. Nuove segnalazioni sulla presenza dell’orso vicino ai centri abitati riaccendono il dibattito sulla gestione dei grandi carnivori in Val di Sole. A sollevare il caso è Michele Corti, presidente dell’Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della vita rurali, che riferisce di un possibile avvistamento nella tarda serata del 2 ottobre a Ossana e torna sugli episodi registrati nelle ultime settimane. Segnalazioni sulle quali, sottolinea Corti, è necessario distinguere tra circostanze accertate e ricostruzioni ancora da verificare.
Secondo quanto riferito dall’associazione, alcuni abitanti avrebbero segnalato la presenza di un orso nell’abitato di Ossana, avvisando successivamente la Forestale. Corti richiama inoltre quanto accaduto il 7 settembre a Fraviano, nel comune di Vermiglio, dove un plantigrado sarebbe entrato in un recinto vicino alle case provocando la morte di due bovine. «Nonostante l’ora tarda, a causa della temperatura elevata, vi erano dei bambini che giocavano nelle immediate vicinanze», sostiene Corti, secondo il quale i piccoli si sarebbero allontanati dopo aver sentito «un fragore anomalo di campanacci». Il presidente dell’associazione contesta soprattutto la gestione della comunicazione: «Su tutti questi avvenimenti l’informazione fornita dalle autorità è scarsa, quando non assente».
Un altro episodio viene segnalato il 3 ottobre in località Pont de Fer, nel territorio di Dimaro, dove una cerva sarebbe stata trovata sbranata a una decina di metri dalle abitazioni. In questo caso, tuttavia, non sarebbe stato possibile stabilire immediatamente se la predazione fosse riconducibile a un orso oppure ai lupi. «Alcuni elementi farebbero pensare all’orso», afferma Corti, precisando che la Forestale, dopo essere stata informata della presenza della carcassa, avrebbe installato una fototrappola. Proprio l'assenza, almeno sulla base delle informazioni disponibili, di una attribuzione certa impone cautela nel collegare l'episodio alla presenza del plantigrado.
Corti allarga quindi la critica alla politica provinciale sui grandi carnivori. «Pare che l’informazione agli abitanti sulla presenza di animali pericolosi presso le loro case non venga ritenuta dalla Provincia un dovere istituzionale», sostiene. Nel mirino dell’associazione finisce anche l’impostazione adottata dagli organismi che si occupano della gestione dell’orso. Corti cita, in particolare, un recente convegno internazionale tenutosi a Pescasseroli e una relazione nella quale tecnici trentini avrebbero sostenuto che non debba essere escluso l’abbattimento degli esemplari problematici «per mantenere il sostegno pubblico indispensabile alla conservazione a lungo termine della popolazione». Una posizione che Corti interpreta criticamente, sostenendo che «la necessità degli abbattimenti» dovrebbe essere legata prima di tutto alla «tutela dell’incolumità pubblica».
Molto duro il giudizio conclusivo del presidente dell’associazione, che accusa la Provincia di avere una «ossessiva preoccupazione a nascondere il più possibile gli episodi che contribuiscono ad aumentare l’allarme sociale» e sostiene che «la sicurezza delle persone è meno importante» della strategia di conservazione. Si tratta delle valutazioni dell’associazione e del suo presidente, mentre dagli elementi riportati non emergono riscontri ufficiali che consentano di attribuire alle autorità la volontà di occultare gli episodi. Il tema sollevato resta però quello della tempestività dell’informazione alle comunità quando orsi o altri grandi predatori vengono segnalati vicino alle abitazioni, soprattutto dopo una stagione caratterizzata da diverse predazioni.


