VAL DI NON. Agosto al fresco della montagna, nel silenzio della natura e in pieno relax: così immaginavano di trascorrere le giornate i proprietari di alcune baite disperse nel bosco, in una località della val di Non. La prospettiva di una vacanza tranquilla è però diventata pura utopia, dato che gli equilibri sono cambiati a causa della donna che aveva appena acquistato una struttura rurale nelle vicinanze e che, nel delimitare la sua proprietà, ha messo catena e lucchetto anche all'imbocco della stradina che conduce alle altre baite. Naturalmente i vicini sono insorti. Anche la neoproprietaria si è rivolta alla giustizia, sentendosi vittima di atti persecutori e lamentando il comportamento di coloro che hanno più volte tranciato lucchetti e catene posti all'imbocco della stradina.

A seguito della denuncia della donna, la procura ha disposto accertamenti che hanno poi portato all'apertura di un fascicolo per stalking, danneggiamento, violenza privata, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, diffamazione. Sono quindici gli episodi - avvenuti tra agosto ed ottobre del 2022 e gli stessi mesi del 2023 - contestati a cinque persone, proprietarie di baite a cui si accede solo dalla stradina "chiusa". Oltre ai danni alle catene ed ai lucchetti, ci sarebbero stati anche "dispetti", come parcheggiare auto o moto davanti alla proprietà della donna. C'è stata anche la volta in cui sono apparse scritte offensive nei confronti di lei su un cartello posto a valle e quindi visibile a tutti. E poi l'episodio in cui uno degli imputati ha urinato davanti alla telecamera da lei posizionata a tutela della proprietà: «Nessuna volontà di offesa, è stato un bisogno fisiologico impellente» è stata la difesa del vicino accusato.

I cinque imputati si sono affidati agli avvocati Andrea Stefenelli e Franco Fedrizzi. I legali hanno contestualizzato gli eventi, sottolineando che il clima di forte conflittualità tra le parti era sorto a partire dall'acquisizione della baita da parte della donna e della successiva inibizione del passaggio ai danni dei vicini. La strada oggetto della discordia non è accatastata, ma esiste da oltre cinquant'anni ed è l'unica via d'accesso alle proprietà, con la manutenzione che era garantita dai proprietari dei singoli fondi con il contributo economico del Comune.

Per due anni i vicini non avevano potuto passare a causa delle catene e dei grossi sassi messi dalla donna. Nel 2024 il Tribunale ha ordinato la rimozione di ogni barriera, ma era dovuto intervenire l'ufficiale giudiziario per dare esecuzione alla sentenza. Per la difesa, le condotte contestate agli imputati non avrebbero costituito né minaccia né molestia, dato che erano finalizzate a rientrare in possesso della strada. Alla parte civile sono stati offerti 600 euro come risarcimento per le catene e i lucchetti rimossi o rotti. Il procedimento penale si è chiuso nei giorni scorsi: il giudice ha emesso sentenza di non luogo a procedere per tutti i reati tranne che per l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, reato che ha dichiarato estinto per risarcimento del danno.