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FRAVIANO. A 50 metri dalle case, sopra Fraviano: è questo il contesto, di fatto urbano, in cui si è consumata l'ultima predazione di quest'estate, fenomeno che in Valle di Sole ha comportato complessivamente la perdita di 16 capi bovini in quattro diverse zone. «Oltre a Vermiglio, le uccisioni accertate sono avvenute in val di Pejo, a Rabbi e a Ossana», è il resoconto del presidente degli allevatori solandri Sergio Panizza, che si dice preoccupato soprattutto dall'ultimo episodio.
Cosa è accaduto? A raccontarlo è Loretta Daldoss, moglie di Silvano, coppia che farà fatica a mettersi alle spalle il 2026. È infatti dal fienile dei Daldoss, a Fraviano, che si è sviluppato il devastante rogo che ha cambiato l'aspetto della frazione vermigliana a inizio luglio. Loretta Daldoss conferma che a essere uccise, l'altro ieri, sono state una manza gravida e una vitella, nel recinto in cui la famiglia tiene i bovini rientrati dall'alpeggio il 6 settembre, per farli partecipare alla fiera di Fucine. Un recinto elettrificato ma a 9 Volt, potenza insufficiente a fermare animali come gli orsi; ma soprattutto un recinto a poche decine di metri dalla casa di Fortunato Delpero, cacciatore e gestore del bar Laghetti di Vermiglio (ora piuttosto allarmato per l'accaduto) e dallo stesso paese. Ai Daldoss, contando la mucca persa nell'incendio, sono rimasti sei animali «che mio marito alleva per passione». Chiamati subito i forestali, per gli accertamenti e i prelievi di Dna di rito, si spera almeno nei rimborsi.
Ma il tema vero, spiega Sergio Panizza, è il progressivo avvicinamento alle case dei predatori: «Non sappiamo esattamente quanti siano gli orsi in zona, ma i continui avvistamenti fanno presumere che ci sia qualche esemplare che gira tra Vermiglio e la Val di Pejo. Al di là di questo, per noi allevatori è un problema: adesso tornano tutti gli animali dagli alpeggi, pensavamo che qui fossero più protetti, ma così evidentemente non è. Siamo preoccupati, anche perché ora molti vanno nei boschi, anche a cercare funghi: e cosa facciamo, gli diciamo di non andare? E cosa diciamo ai ragazzi che dobbiamo prendere per andare in alpeggio?».
Il problema predatori non è nuovo, ma secondo Panizza la situazione che si sta verificando rischia di dare una spallata alla pratica estensiva dell'alpeggio, che ha permesso per decenni alle famiglie solandre di dedicarsi a questo mestiere: «Allora si moriva di fame, certo adesso nessuno muore di fame, ma l'unico rischio è che noi cambiamo lavoro. Poi voglio vedere chi manterrà verde questa valle».
La predazione di Vermiglio è avvenuta in un recinto elettrificato in modo insufficiente: può essere questa una soluzione? «Dovremmo dotarci tutti di recinti a 5 fili, ma è un lavoro insostenibile per ogni azienda. Queste non sono soluzioni, sono palliativi: gli animali aggressivi devono essere tolti di mezzo, prelevati, e magari portati a Trento, dove pare piacciano tanto. La nostra è una società strana, dove abbiamo umanizzato gli animali e dove abbiamo 134mila cani in circolazione».
Ma, al di là delle predazioni e della presenza degli orsi, che in Val di Sole è un problema particolarmente sentito anche a causa della uccisione del giovane Andrea Papi da parte di JJ4 il 5 aprile 2023, com'è andata l'estate in alpeggio? «Dal punto di vista ambientale, abbiamo patito un po' la siccità con qualche sorgente scarsa ma nel complesso gli alpeggi si sono salvati di più rispetto al fondovalle - risponde Panizza -. È andato peggio la foraggicoltura, soprattutto a metà Val di Sole, con una resa intorno al 50% della produzione normale».


