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TRENTO - Le pagine Facebook di Andrea Scrinzi sono quanto di più lontano si possa immaginare dal mondo di un rapinatore. L'artigiano 43enne di Cunevo ha riempito il suo profilo con le foto dei suoi figli. Adorati figli si può dire osservando gli abbracci affettuosi e i volti sorridenti di quella che, nelle immagini, appare come una famiglia felice come tante altre. Lascia sgomenti pensare che un padre arrivi ad un livello di disperazione tale da inventarsi rapinatore. Un bandito sui generis, che scappa a piedi senza neppure correre diretto alla Trento-Malè, con un magro bottino in tasca. Con quei soldi Scrinzi - questo almeno è quanto ha detto ieri in carcere al suo legale, avvocato Claudio Tasin - voleva illudersi per un giorno di essere un papà come gli altri, con un lavoro e uno stipendio con cui mandare avanti la famiglia.
Oggi tutto viene addebitato alla crisi: fallimenti, suicidi rapine, presto forse anche il cattivo tempo. Non sappiamo se il padre-rapinatore di Cunevo sia anche lui da annoverare tra le vittime di questa grande depressione, economica e sociale. Di certo questo non basta a giustificare l'artigiano che ha commesso un atto, comunque, gravissimo.
«Si trovava in una situazione di grave difficoltà finanziaria - sottolinea l'avvocato Tasin - su cui poi si innestano difficoltà sociali e familiari. Ha commesso un reato grave, ma non è un delinquente, è solo una persona disperata».


