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TERZOLAS. Lorenza Menapace ha attraversato il Portogallo da nord a sud in sella alla sua bici, completando la Gran Diagonal, una delle prove di ultraciclismo in autosufficienza più impegnative d'Europa. Oltre mille chilometri, 17mila metri di dislivello e quattro giorni di pedalate con temperature fino a 48 gradi.
Per Lorenza Menapace, atleta endurance di Terzolas, la sfida non era soltanto sportiva. «L'ho fatta soprattutto per ritrovare fiducia in me stessa. Queste esperienze sono la mia medicina, un viaggio fuori e dentro», racconta. A differenza di molti concorrenti, ha scelto di fermarsi durante la notte e ripartire all'alba, per vivere il paesaggio e non trasformare la gara in una corsa contro il tempo.
Lorenza Menapace descrive un Portogallo dai paesaggi sorprendenti, tra vallate verdi, piccoli borghi e la spettacolare Serra da Estrela, dove il percorso raggiunge Torre, la vetta più alta del Paese. «A un certo punto ho smesso perfino di pensare alla gara. Guardavo quello che avevo attorno. Era quello il motivo per cui ero lì».
La parte finale è stata la più dura. Lorenza Menapace ha dovuto affrontare un'infezione a un piede, il sangue dal naso provocato dal caldo estremo e le ultime salite sotto un sole implacabile. A venti chilometri dal traguardo ha pensato di fermarsi, ma negli ultimi cinque chilometri è arrivata la svolta: «Ho iniziato a piangere e ho sentito la mia mamma. Era lei che mi spingeva, che mi mandava il vento a favore per continuare nonostante il caldo e tutto il resto». Così ha concluso la Gran Diagonal, trasformando una gara estrema in un viaggio di rinascita personale.


