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COMMEZZADURA. A distanza di un anno dal successo ottenuto dal film Vermiglio alla Mostra del Cinema di Venezia, sul prestigioso red carpet della manifestazione lagunare appena conclusa si è presentata un'altra giovane trentina. Si tratta di Stella Paternoster, la stilista di 21 anni di Commezzadura che ha fatto sfilare i vestiti del suo brand «Stella Paternoster Couture» in uno dei più importanti palcoscenici per la moda.
La sfilata veneziana non è la prima in cui vengono messi in mostra i capi del marchio nato nel 2023, avendo all'attivo anche la partecipazione al Festival del cinema di Roma ed a Sanremo. Dopo il percorso di studi presso il Centro Moda Canossa a Trento e all' Istituto superiore Bonomi Mazzolari di Mantova dove ha conseguito il diploma in moda, la giovane stilista si è trasferita a Milano per frequentare il corso triennale post diploma all'Istituto di Moda Burgo e contemporaneamente lavorare in una sartoria che collabora con brand prestigiosi.
Stella Paternoster, il mondo dell'alta moda agli occhi della gente appare come un sogno fantastico per pochi. Cosa ne pensa?
«Sto cercando di entrare stabilmente nel mondo dell'alta moda, che però rimane molto chiuso e competitivo. Sono cresciuta in una piccola valle, la Val di Sole, dove il silenzio della montagna sembrava lontano anni luce dalle luci del red carpet. Eppure, è proprio da lì che è partito il mio sogno. A 14 anni ho deciso di trasferirmi a Trento per imparare l'arte sartoriale. Anni dopo, mi sono perfezionata a Milano, nei laboratori dove si respira la vera essenza dell'alta moda. Oggi, il mio brand, Stella Paternoster Couture, è la sintesi dei valori in cui credo profondamente: autenticità, inclusività, sostenibilità e sartorialità. Ogni abito racconta una storia. È frutto di ricerca, rispetto per l'ambiente, e di un'estetica pensata per valorizzare la donna, non per trasformarla».
E quel primo passo su un red carpet?
«Il risultato tangibile di studio, dedizione e appartenenza. Il lato meno visibile della moda, ma per me, il più vero. Dietro un tappeto rosso ci sono mesi di preparazione. Quel giorno tanto atteso parte con trucco e parrucco, si fanno le prove, si sistemano gli ultimi dettagli. L'aria è carica di tensione, di aspettative. E in quei cinque minuti sotto i riflettori, ogni sacrificio trova il suo senso. Perché ciò che porto sul red carpet non è solo un abito. È la mia storia. È la mia voce. È il mio sogno».
Quali difficoltà nasconde il suo sogno?
«Per partecipare a certi eventi, come i grandi festival cinematografici o le sfilate più prestigiose, spesso ci si appoggia a agenzie che uniscono modelle, fotografi, make-up artist, hairstylist e brand emergenti. Sono realtà dinamiche, ma anche instabili, dove niente è mai davvero certo fino all'ultimo. La collezione che ho presentato a Venezia, composta da sei abiti con un forte filo conduttore, nasce da un lungo processo creativo e produttivo. Il concept si intitola "Onda di Luce" e rappresenta l'incontro tra l'eleganza senza tempo e la sensualità raffinata. Tutto parte da un'intuizione, da un'emozione. Poi arrivano i primi bozzetti, e da lì inizia la fase più delicata: la ricerca dei materiali. In alta moda non si fanno compromessi: ogni tessuto deve essere perfetto, unico, coerente con il messaggio che voglio trasmettere. Una volta scelti i materiali, si passa alla realizzazione dei primi prototipi, ma prima serve definire un altro elemento chiave: a chi verranno destinati gli abiti? Quali modelle li indosseranno? Serve studiare tagli, proporzioni, misure. Poi inizia la magia: trasformare un bozzetto in un capo concreto. E ogni abito ha bisogno di tempo. Tanto tempo. Costruire un marchio indipendente significa rischiare, spesso in solitudine, cercando di far sentire la propria voce in un sistema che tende a premiare solo chi è già sotto i riflettori. Ogni evento è un'incognita. Ogni progetto un investimento personale. Ci sono momenti in cui ti chiedi se ne valga davvero la pena. Ma poi ti ricordi da dove sei partita, e la risposta è sempre la stessa: sì, ne vale la pena».


