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TRENTO. Quel post, pubblicato sui social, era stato considerato dai familiari di Andrea Papi irrispettoso e lesivo della memoria del 26enne ucciso da un'orsa sul Monte Peller, il 5 aprile 2023. L'autrice, una trentina, era finita a processo con l'accusa di diffamazione, assieme ad altre persone che avevano commentato con parole non consone la tragedia accaduta nei boschi trentini, offendendo non solo la vittima, ma anche la sorella e la fidanzata, che stavano affrontando un momento di profondo dolore.
Per l'imputata trentina, difesa dall'avvocato Mario Murgo, il procedimento si è chiuso nei giorni scorsi per estinzione del reato per tacita remissione di querela: le parti civili non si sono presentate al processo, nonostante siano state avvisate sia dell'udienza, sia dell'offerta dell'imputata trentina di un risarcimento per il danno morale causato dall'utilizzo - in una sola occasione - di un'espressione valutata dalla famiglia Papi come "irrispettosa".
Parallelamente proseguono in altri tribunali d'Italia i procedimenti per diffamazione. Dopo il decreto di citazione diretta a giudizio emesso dalla procura di Trento nei confronti di 18 persone, nell'autunno scorso in udienza predibattimentale il giudice Rocco Valeggia aveva evidenziato l'incompetenza territoriale e "spacchettato" il procedimento: gli imputati sono stati chiamati a rispondere della loro condotta nei tribunali delle città di residenza.
A processo c'è anche Daniela Martani, speaker radiofonica, l'ex hostess Alitalia in prima linea contro i tagli della compagnia aerea e diventata poi famosa per la partecipazione ad alcuni reality. Il procedimento a suo carico è stato spostato a Roma.
«Non ho insultato e non ho diffamato nessuno - spiega - Dico basta alle denunce utilizzate come ritorsione contro le persone che esprimono il proprio dissenso». La donna, animalista convinta, era finita a processo a Trento anche per la morte dell'orsa Daniza. «Mi aveva denunciato per diffamazione l'allora governatore Ugo Rossi. Anche in questo caso il fascicolo era andato a Roma, ma da allora non si è più saputo nulla».


