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TASSULLO. Quando sulla strada appare il tir serigrafato Arcese, a Nicoresti esplode la festa. Perché nel piccolo comune romeno del distretto di Galati, formato da 10 villaggi, l'arrivo di 40 biciclette rimesse a nuovo nella Ciclofficina di Tassullo, Val di Non, Italia, è sempre più che un regalo. E' un abbraccio che profuma di tanta umanità.
Quest'anno il carico è arrivato giovedì, insieme a tutti gli altri beni donati alla onlus Noiperloro di Arco, l'associazione altogardesana che dal 2004 si è presa a cuore bambini e ragazzi di questa comunità, orfani o abbandonati, diversamente abili e anche allettati, ospitandoli in case famiglia. Negli anni i progetti sono cresciuti, è stato costruito un villaggio per i nuclei in difficoltà, creato un laboratorio per tutti i ragazzi e un centro diurno per i figli di famiglie disagiate. Che si muovono anche grazie alle biciclette riparate nel laboratorio di Tassullo.
Per il fondatore della Scuola di ciclismo fuoristrada Valle di Non e della Ciclofficina, Giulio Mendini, l'ultimo carico è l'ennesima dimostrazione di quanto il lavoro portato avanti tra novembre e aprile sotto la palestra del Comune di Ville d'Anaunia sia un'opera che vale più delle tre R (recupera, ripara, riutilizza) che rappresentano il cuore dell'economia circolare.
«Prevalentemente - ricorda Mendini - nella Ciclofficina lavorano i nostri ragazzi speciali, ma vengono anche i profughi ospitati nelle canoniche della valle di Non che, sulle nostre vecchie e malmesse biciclette, acquisiscono anche competenze. Qualcuno, partendo da qui, ha addirittura trovato lavoro». Le biciclette che la Ciclofficina ripara una volta venivano prese dai Crm, ma poi la voce si è sparsa e adesso a portarle alla grande famiglia di Tassullo (intorno alla Scuola di ciclismo fuoristrada ruotano una settantina di persone, coinvolte in tutte le attività) sono anche coloro che le trovano in cantina dopo averle appese al chiodo o che semplicemente decidono di cambiare mezzo.
«Cosa cambiamo? Guaine, fili dei freni, componenti del cambio, cerchi, copertoni e camere d'aria, e centriamo le ruote. Ogni tanto arriva qualcuno a regalarci una forcella professionale o qualche negozio, che ha bici invendute, viene e ce le dà. Insomma, abbiamo una bella rete di persone che ci appoggiano con entusiasmo».
Le biciclette recuperate non vanno solo in Romania: «Ai richiedenti asilo diamo quelle su cui lavorano, così da agevolarli negli spostamenti; poi le consegniamo anche a persone seguite dai servizi sociali e tante volte le doniamo anche alla casa famiglia di Trento, grazie a due volontarie della valle».
Sono circa 65 ogni anno le due ruote rimesse in strada nel centro di Tassullo: «L'associazione Noiperloro, che le porta in Romania grazie all'Arcese, che dona loro un trasporto gratuito all'anno, ce le aveva chieste anche per la missione in Ghana, dove segue altri progetti di adozione e case famiglia: ma abbiamo detto no, perché senza le competenze e i pezzi di ricambio, eravamo sicuri che in poco tempo sarebbero diventate rifiuti. E non è questa la logica con cui ci muoviamo».
Ma, oltre al volontariato, come si finanziano Scuola di ciclismo fuoristrada e Ciclofficina? «Con un calendario annuale che ha una quarantina di sponsor e coi contributi provinciali per la disabilità: abbiamo tanti piccoli sostenitori che magari danno anche solo 50 euro».
Nuovi progetti in vista? «Con l'Asd che intende prendere in gestione gli impianti di Predaia, vogliamo avviare i ragazzi allo sci speciale, fargli provare uno sport che non hanno mai avuto modo di praticare». Un altro passo verso l'autonomia e la felicità.


