TRENTO. L'auto, una Bmw, ha preso fuoco durante le fasi di pulizia del motore. Il personale dell'officina ha subito spento le fiamme con gli estintori preservando il mezzo ed evitando che il rogo si potesse espandere, ma il conto è stato salato.

Se il proprietario della Bmw per sei mesi (da maggio a ottobre 2023) è stato costretto ad utilizzare un'auto a noleggio e ad organizzare le ferie sulla base della rete di trasporto pubblico, il titolare dell'officina ha dovuto prodigarsi per prestare assistenza al cliente, ad esempio trasportando a proprie spese l'auto danneggiata dalla Val di Non al più vicino concessionario Bmw per la riparazione (il lavoro è costato più di 10mila euro).

L'officina ha pagato il dovuto, ma ha poi chiamato davanti al giudice la ditta con sede in provincia di Vicenza che ha fornito il macchinario per la pulizia del motore ritenendola responsabile dell'accaduto. Il danno è stato quantificato complessivamente in 25mila euro, tenuto conto anche del rallentamento del lavoro a causa dell'inagibilità di una parte del cortile dell'officina. Il problema alla Bmw riguardava il malfunzionamento della valvola Egr di ricircolo del gas di scarico, a causa di un eccessivo deposito di residui.

Non disponendo della necessaria capacità tecnica, il titolare dell'officina si è rivolto ad una azienda specializzata che proponeva l'utilizzo di un macchinario di sua proprietà. L'accordo è stato fatto: l'apparecchiatura è stata portata presso l'officina della val di Non ed è stata utilizzata da personale specializzato. Ma a metà delle operazioni di pulizia del filtro, dopo circa 30 minuti, dalla parte posteriore del motore sono uscite le fiamme.

La ditta vicentina, la cui compagnia assicurativa si era detta disponibile a pagare solo i danni relativi al pavimento dell'officina, si è difesa spiegando che l'accordo con l'officina era di «una mera dimostrazione tecnica, senza alcun impegno a risolvere il problema dei veicolo utilizzato per la dimostrazione».

L'intervento aveva dunque uno scopo commerciale, per spiegare il funzionamento dell'apparecchio. Inoltre, da una consultazione sul sito della Bmw, era emerso che proprio quel tipo di auto era oggetto di richiamo da parte della casa madre per un difetto al radiatore dell'Egr, con conseguente rischio di incendio. La ditta vicentina ha insistito su un punto, in particolare: non ci sarebbe stata alcuna negligenza da parte del personale che ha utilizzato il macchinario.

Per il giudice Massimo Morandini, il titolare dell'officina non ha dimostrato né la sussistenza di profili di responsabilità colposa da parte della ditta esterna riguardo alle fiamme al motore, né il nesso di causalità tra le conseguenze del danno all'auto e la condotta del personale.

Anzi, per il giudice non si può escludere che l'auto «presentasse un alto rischio di incendio» proprio a causa del difetto di perdita del radiatore, tanto da essere richiamata dalla casa madre. Il ricorso non è stato accolto e il titolare dell'officina è stato condannato a rifondere le spese di giudizio alla parte resistente, per oltre 5mila euro.