Alla riqualificazione delle Caserme di Strino assegnato il prestigioso "Premio Gubbio"

È un riconoscimento davvero prestigioso quello assegnato al progetto di recupero e valorizzazione delle Caserme di Strino, al Passo del Tonale. In passato lo hanno ottenuto importanti architetti del calibro di Mario Botta e Renzo Piano, nomi per i quali nel panorama internazionale non servono certo le presentazioni. 
Quest’anno, invece, alla decima edizione del «Premio Gubbio» c’era anche un pezzettino di Val di Sole. Assegnato ogni tre anni, il riconoscimento premia gli esempi positivi di riqualificazione, rigenerazione, riuso fisico, economico e sociale dei centri storici e dei contesti urbani e paesistici, segnalando fin dall’anno della sua istituzione esperienze di grande significato urbanistico, architettonico e culturale. Quest’anno l’Ancsa, l’Associazione nazionale centri storico artistici, ha scelto, quindi, di riconoscere il valore dell’intervento studiato dagli architetti Daniele Bertolini e Catia Meneghini dello Studio di architettura «Art&Craft» di Pellizzano. In concorso nella sezione Italia, nella quale concorrevano altre venti esperienze progettuali di livello nazionale, l’intervento di recupero e valorizzazione delle Caserme di Strino ha ottenuto il primo premio, a pari merito con il progetto di Piazza dell’Immaginario di Prato di ECòL, «per la qualità di un intervento di recupero della memoria che si coniuga con il rispetto delle trasformazioni che la storia ha provocato e si integra nel paesaggio silenzioso della montagna in cui è immerso». In ambito locale, il progetto dei due architetti si era già distinto, aggiudicandosi una menzione nell’ambito del Premio di Archiettura 2013-2016 «Costruire il Trentino» assegnato da Citrac, il Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea. 
«Per una felice coincidenza il premio arriva proprio nell’anno conclusivo delle celebrazioni del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale - commenta Bertolini -. È una grande soddisfazione. L’associazione ha promosso una ricerca certosina anche di quei progetti che non riguardavanano soltanto i centri storici, ma l’ha estesa anche a quegli interventi promossi su luoghi e situazioni più inediti». 
Promosso nel 2016 dal Comune di Vermiglio e finanziato sui fondi destinati al Centenario della Grande Guerra, il progetto di restauro riguarda il villaggio militare, costruito nel decennio precedente lo scoppio del primo conflitto mondiale, a circa 1.850 metri di altezza, a monte del Forte Strino. Un villaggio che fu un’importante base logistica di appoggio alle vicine fortezze austroungariche Zacarana e Mero e alle postazioni fortificate dislocate lungo la prima linea del fronte.
«Nell’intervento di restauro - spiega ancora Bertolini - non abbiamo voluto solo recuperare la memoria storica e fisica dell’insediamento, ma aggiungere anche qualcosa di progettuale basandoci su due elementi fondamentali, che sono lo spazio, cioè il paesaggio circostante, e il tempo, che è trascorso su questi edifici». 
Il recupero dei manufatti bellici, quindi, mirava a inserire l’insediamento nel sistema museale all’aperto della Grande Guerra, che insiste sul territorio di Vermiglio, con l’obiettivo, da un lato, di arrestare il processo di degrado delle strutture superstiti, e dall’altro di ridare una nuova legibbilià ai manufatti e all’intero complesso. Nel contempo, l’intervento ha dato conto dell’azione esercitata dal trascorrere del tempo sugli edifici, cioè della fase della ruderizzazione e della riappropriazione del sito da parte della natura dopo le spoliazioni del dopoguerra, preservando, ad esempio, il bel lariceto cresciuto all’interno di una delle costruzioni. Infine, non si è rinunciato alla valorizzazione delle qualità paesaggistiche del luogo, ricercando soluzioni a basso impatto in modo da consentire al visitatore di muoversi a proprio agio fra natura e costruito.
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