LAGOLO. Quasi disarmante la sua semplicità. Stringe forte non il collo, bensì lo spirito d'amicizia tra persone mosse da una stessa, nobile causa. Tra i suoi fili si intrecciano molteplici virtù umane come anche una mano tesa verso quanti versano in difficoltà, tanto più in questo frangente con lo spettro della recessione alle porte.

È la sciarpa da record confezionata per donare loro un "caldo abbraccio". E l'orizzonte del primato mondiale rimane marginale al cospetto del sentimento che arde nel cuore dei partecipanti. A spanne, mezzo migliaio, datisi ai ferri o all'uncinetto, chi da sarto provetto e chi da neofita. In fin dei conti poco cambia. Con fantasia e abnegazione hanno coronato il sogno di un monumento alla solidarietà.

Maestoso, possente, che potrebbe pure non trovare fine, fintantoché quel filo saprà intrecciare scampoli di speranza in un mondo più giusto. Sì, perché quegli oltre trenta chilometri colorati di "morbido sentiero più lungo del mondo" saranno spezzettati a formare almeno duemila coperte calde. Prima, com'è giusto che sia, spazio ai festeggiamenti.

Domenica 24 luglio la sciarpa verrà stesa lungo strade e sentieri, da Castel Toblino alla chiesetta in località Camp sul versante occidentale del Bondone. Una di quelle imprese da toccare il cielo con un dito, se potessero bastare i 1.500 metri sul livello del mare di quel campanile eretto nel 1971 dalle penne nere di Lasino in onore dei caduti in guerra. La sfida ingaggiata nelle settimane d'esordio del primo lockdown generalizzato dai volontari della Pro loco Lasino-Lagolo, inizialmente inquadrata a mo' di passatempo proprio quando fuori dalla finestra la natura si apprestava al risveglio, puntava a polverizzare il guinness di quasi 17mila metri lineari detenuto dagli irpini.

Ben presto, il passaparola ha fatto il resto e il progetto "un caldo abbraccio" ha preso il largo lasciando increduli persino i promotori. Non si contano quanti - circoli anziani, associazioni, case di riposo, gruppi informali di amici - si sono fatti avanti arrivando a gettare il cuore oltre l'ostacolo.

Dal Trentino, dalle regioni vicine e in misura minore, ma non meno encomiabile, dal Lazio e dalla Campania. Poche e semplici indicazioni operative: tessuti di lana o cotone, larghezze non superiori a 30 centimetri, lunghezza massime di un metro e mezzo. I quadrotti lavorati, uniti l'un l'altro, danno vita ad una ciclopica sciarpa secondo i dettami dell'economia circolare. Sbaglia chi pensa che la materia prima sia stata acquistata appositamente. Si tratta di "gomitoli dimenticati", piuttosto che di capi d'abbigliamento volutamente disfati. Alcuni numeri: 6 tonnellate di lana per quasi un ettaro di fatiche da trasformare in quasi 2.500 coperte.

Domenica pomeriggio se ne saprà di più dalla voce dei diretti protagonisti: uomini e donne d'ogni età, professione e provenienza. Sarà l'occasione per incontrarli e ringraziarli presso il parco feste di Lagolo, per scambiare curiosità e aneddoti, per condividere un impegno sconfinato oltre ogni più rosea aspettativa. Anche per sfogliare l'album dei ricordi e per rivolgere un pensiero commosso a chi non potrà vedere con i propri occhi l'incredibile frutto dei suoi generosi sforzi.
 

«Era importante esserci, abbiamo trascorso intere giornate a disfare maglioni, a districare matasse, a lavorare a maglia o all'uncinetto, a unire strisce, a misurare ed immagazzinare rotoli e a percorrere chilometri alla ricerca di lana o a consegnare lavori», gongolano alcune signore di Lasino. Loro come altre, davanti e dietro le quinte. Arduo quantificarne il numero esatto. Immediato, invece, il senso di «questo progetto che va oltre il record».

Una sfida personale e collettiva scaturita dalla «necessità di essere utili in modo semplice, con la voglia di far parte di un gruppo in una vita frenetica che non lascia spazi e in una quotidianità fatta spesso di solitudine».