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MEZZOLOMBARDO. - «È stato un gran uomo per la comunità di Mezzolombardo. Laddove c'era un problema si precipitava. Ma sarebbe riduttivo parlare solo di Mezzolombardo». Fabio Dalrì racconta così suo padre Guido, morto a 92 anni. «Ha speso una vita al servizio del prossimo, non si è mai tirato indietro. Poche parole e tanto cuore, perché a volte l'amore non ha bisogno delle parole».
«Vorrei che venisse ricordato fra i suoi amici, con i pompieri. Per lui era una seconda casa. Sono sicuro che saprà aiutare anche dal cielo».
Guido Dalrì aveva dieci anni quando, l'8 aprile 1945, le bombe caddero su Mezzolombardo. Mancavano poche settimane alla fine della guerra. Era una domenica e Dalrì si trovava nella zona delle Calcare, dove la popolazione cercava riparo dopo l'allarme. Gli aerei americani arrivarono sopra la borgata e le bombe colpirono la zona. I morti furono sei.
Accanto a Guido c'era Maria Luisa Zenari, Midi, dodici anni, sua compagna di giochi. I due erano rimasti all'esterno del rifugio. L'esplosione arrivò in pochi istanti. Maria Luisa fu colpita mortalmente da una scheggia. Guido si salvò. Suo padre lo afferrò e lo portò via. Aveva dieci anni e quanto vide quel giorno sarebbe rimasto con lui.
Di quella domenica Dalrì continuò a parlare per il resto della vita. Raccolse i suoi ricordi nella pubblicazione Un giorno che non ho mai dimenticato. Nel 2007 propose all'allora sindaco Rodolfo Borga di ricordare ogni anno le vittime. La commemorazione dell'8 aprile entrò così nel calendario della borgata. Guido continuò a parteciparvi anche in età avanzata, tornando nei luoghi dove da bambino aveva vissuto il bombardamento.
Con i Vigili del Fuoco volontari di Mezzolombardo condivise oltre sessant'anni della sua vita. Proprio nella caserma è stata allestita la camera ardente. Entrò nel Corpo nel 1964. Dal 1965 al 1978 fu magazziniere. Nel 1976 divenne caposquadra e nel 1989 capoplotone, incarico mantenuto fino al 1996. In seguito divenne vigile onorario.
«Abbiamo trascorso tanti anni insieme. Era un gran testone al quale tutti volevamo bene, un vero punto di riferimento», ricorda il comandante Luca Calliari. «È stato un esempio di vita e di predisposizione verso il prossimo. Un maestro di vita. Ha dato tanto e ha lasciato un grande ricordo».
Dalrì seguì anche tre gruppi di allievi. In caserma sono cresciute con lui tre generazioni di pompieri. Anche dopo la conclusione del servizio attivo continuò a frequentarla. Era rimasta la sua seconda casa, come la definisce oggi il figlio Fabio.
Ottant'anni dopo il bombardamento, Guido era ancora presente alle commemorazioni dell'8 aprile. Continuava a ricordare Midi e le altre vittime di quella domenica del 1945. Lo faceva da testimone di un avvenimento che aveva conosciuto a dieci anni e che aveva poi consegnato alla memoria di Mezzolombardo.
La comunità gli ha dato l'ultimo saluto sabato mattina 5 settembre nella chiesa parrocchiale, dove è stato celebrato il funerale. Le offerte raccolte in sua memoria sono state destinate al Corpo dei Vigili del Fuoco volontari.


