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PALÙ DI GIOVO. A Palù di Giovo le biciclette erano pronte e quello che è partito il 29 maggio non era soltanto un viaggio lungo l'Italia, ma una promessa che porta il nome di Sara Piffer, giovane ciclista trentina scomparsa troppo presto sulle strade che amava percorrere.
La partenza è avvenuta davanti alla "Salita Sara Piffer e Sportivi vittime della strada", luogo simbolico da cui ha preso il via l'impresa di un gruppo di ragazzi abituati alla fatica vera, ma che questa volta hanno portato sulle gambe anche qualcosa di più pesante: la responsabilità di raccontare una storia che ha scelto di trasformare il dolore in movimento. Il gruppo ha iniziato il proprio cammino verso l'Etna per sostenere la Fondazione Sara Piffer e lanciare un messaggio che va oltre lo sport.
Si chiama Alps2Etna ed è un viaggio lungo oltre mille chilometri che unisce fatica, memoria e speranza: sei tappe pedalando dall'arco alpino fino alla Calabria, poi la traversata dello Stretto di Messina a nuoto e infine l'ultima salita, a piedi, verso la cima dell'Etna. Un percorso simbolico e potente, pensato per trasformare il dolore in un messaggio collettivo.
Nel team Alps2Etna ci sono Paolo Sartori, Federica Sottana, Diego Ioriatti, Enzo Odorizzi, Vanni Sartori, Marco Groff, Manuel Dallaporta, Nicola Sevegnani, Riccardo Tenaglia e Alessandro Colombo: sportivi, amici e appassionati accomunati dalla voglia di trasformare questa impresa in un messaggio di memoria e sicurezza stradale. Ciò che questo gruppo ha preparato si prefigura come molto più di una sfida sportiva. L'obiettivo principale è infatti sostenere la Fondazione Sara Piffer, nata recentemente dalla volontà dei familiari di Sara – papà Lorenzo, mamma Marianna e i tre fratelli Gabriele, Christian e Loris – per promuovere la sicurezza stradale, aiutare le vittime della strada e continuare a dare voce ai sogni dei giovani. Ma soprattutto, questa impresa vuole ricordare a tutti che sulle strade si continua a morire troppo spesso per distrazione, velocità e mancanza di rispetto.
Da più di un anno attorno al nome di Sara si è creata una comunità che non vuole lasciare che tutto si riduca a una tragedia di cronaca. Così, mentre il tempo prova lentamente a rimettere insieme i pezzi, tra tante iniziative è nata questa impresa quasi folle: pedalare lungo tutta la penisola per ricordare che chi sale su una bici non è invisibile.
Ogni tappa sta diventando un incontro, una testimonianza, un'occasione per parlare di sicurezza stradale e responsabilità. Più avanti arriverà anche il mare. Lo Stretto di Messina, attraversato a nuoto, rappresenterà il passaggio più simbolico: lasciare il continente per raggiungere la Sicilia, come se il viaggio entrasse in una dimensione ancora più profonda. Dopo Taormina arriverà l'ultima salita, quella finale, fino alla cima dell'Etna.
Sul sito del progetto Alps2Etna si legge una frase: "Perché tornare a casa non dovrebbe essere una fortuna". Dentro quelle parole c'è il ricordo di Sara. C'è il coraggio della sua famiglia. C'è la scelta di tanti giovani di non voltarsi dall'altra parte. E forse è proprio questo il significato più vero del viaggio: dimostrare che anche una bicicletta può diventare un messaggio. Che il dolore, se condiviso, può trasformarsi in energia. Che una strada può ancora unire.
Quando arriveranno sull'Etna saranno segnati dal sole e dai chilometri. Ma lassù porteranno con loro qualcosa che pesa molto più di uno zaino. Porteranno un nome. E la promessa che nessuno lo dimenticherà. Per sostenere il progetto e contribuire alla raccolta fondi a favore della Fondazione Sara Piffer, è possibile consultare il sito ufficiale dell'iniziativa Alps2Etna.


