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ALBIANO. Sulla soglia d'ingresso, uno degli artefici del Coordinamento lavoro porfido (Clp), Walter Ferrari, accoglie i convenuti alla serata organizzata in sinergia con i «No Tav» per parlare del possibile arrivo dele terre del bypass di Trento indirizzate in cava «Scalin» di Albiano, stringendo mani e ricevendo complimenti per essere stato insignito, il 2 giugno, «Cavaliere della Repubblica» per le battaglie civili condotte al fianco dei lavoratori del porfido e a salvaguardia dell'ambiente.
Dentro la sala «Ex Ottavio» più d'uno rimane in piedi, che la platea non consente oltre 60-70 persone. Con l'introduzione da parte di Graziano Ferrari, si consuma, fin oltre la mezzanotte, la rivolta civile ma risoluta di una parte di popolazione di Albiano, tanto che, al termine si forma la fila per sottoscrivere la petizione a impegnare il consiglio comunale a convocare una seduta pubblica «per discutere sul Progetto di ripristino ambientale area Scalin». Altresì, ponendo in votazione «la contrarietà all'uso di terre inquinate per tale scopo», paventata leggendo la delibera 44 del 6 novembre 2025, «laddove si fa riferimento all'offerta di Rfi per il collocamento del materiale risultante dalla realizzazione del progetto di by-pass di Trento». Durante la serata Graziano Ferrari (No Tav), rivendicando anni di battaglie - anche vinte - da parte del Clp, tuona come «non siamo disponibili oltre a svendere tutto, ci sono limiti invalicabili». Il riferimento ai 3.500.000 euro che Albiano incasserebbe ospitando 353.000 metri cubi di terre provenienti dal bypass di Trento a riempire «Scalin» in prossimità del lago di Santa Colomba.
«Pretendiamo di sapere le cose» aggiunge Graziano Ferrari, interpretando la preoccupazione della comunità per informazioni che non si hanno. Sulle terre da colonne A e B che verrebbero utilizzate per il ripristino si soffermano sia Elio Bonfanti (No Tav Trento) che Mauro Facchinelli (Comitato Cristo Re attiva). In colonna A le terre meno inquinanti, in quella B e oltre, sostanze che richiedono più attenzione ma con precise soglie di concentrazione.
«Da questi amministratori pretendiamo di sapere se usano o no queste terre», dice Bonfanti. In sala c'è l'assessore Matteo Filippi che, premettendo che la questione è stata analizzata e discussa, non dichiarandosi contrario a prescindere per una possibile discarica in «Scalin», «previ specifici capitolati per capire ogni cosa», mostra il proprio personale disagio sull'intera vicenda approvata dal consiglio comunale ricevendo un applauso per la sua sincerità nell'ammettere come «il ripristino ambientale di Scalin appaia una destinazione "tirata"».In sala anche l'ex sindaco di Lona Lases, Marco Casagranda, interviene per assicurare come «da parte mia e dei miei soci la volontà è di ripristinare, non inquinare».


