Incidente a Segonzano, “il buio, poi il dirupo. Ma sono viva”: parla la giovane miracolata
Quaranta metri di caduta, un telefono trovato per caso, una voce al 112 che non l'ha mollata un secondo. Lorena, 29enne di Segonzano, è sopravvissuta e oggi vuole dire grazie a chi l'ha riportata a casa dai suoi figli
SEGONZANO. «Sembrava una giornata come tante altre. Di quelle fatte di cose semplici, quasi automatiche: svegliarsi, fare colazione, occuparmi dei miei piccoli grandi amori, tra cambi, sorrisi e la solita vita che scorre. Poi, in un attimo, tutto si è fermato». A parlare è Lorena, 29enne di Segonzano, mamma di due bimbi, che il primo aprile scorso è uscita di strada con la sua Opel corsa, finendo circa 40 metri sotto l'asse stradale lungo la Sp71 della Val di Cembra.
Una "miracolata", considerando che quella caduta le sarebbe potuta costare la vita. Eppure, fortunatamente, la giovane è uscita dall'incidente quasi indenne, perlomeno fisicamente. Dal punto di vista emotivo, l'esperienza l'ha segnata nel profondo. «Ho sentito una fitta alla testa. Volevo accostare, ma poi c'è stato il buio. Mi sono ritrovata nel dirupo. A risvegliarmi è stato un pezzo di vetro che mi è caduto in testa. Quando ho visto il cielo e i vetri rotti, ho capito. Di quei momenti ho ricordi confusi, frammenti spezzati, immagini sfocate. Ma c'è una cosa che, più di tutte, è rimasta impressa dentro di me con una forza incredibile: non sono mai stata sola». Una delle prime grandi coincidenze è il suo telefono, lasciato nella tasca della portiera, «posto dove non lo metto mai».
«È stato un caso. Se così non fosse stato non avrei mai potuto avvisare i soccorsi. Quando ho chiamato il 112, non sono mai stata lasciata da sola. Anche attraverso una semplice voce al telefono, sono riusciti a farmi sentire che c'era qualcuno, che non stavo affrontando tutto da sola. E quando mi hanno detto che mi avevano geolocalizzata, hanno saputo dove trovarmi».
Poi quella voce che ha spezzato quel silenzio assordante: «Siamo qui». A parlare erano i vigili del fuoco. «Grazie alla Stella Bianca, al soccorso alpino, ai vigili del fuoco, che con una calma che non dimenticherò mai mi hanno guidato, rassicurato, mentre intorno tutto era instabile, incerto, fragile. In quel momento non erano solo soccorritori, ma sicurezza, umanità pura. Grazie all'equipe dell'elisoccorso, per la competenza e umanità. Non dimenticherò mai la loro professionalità e quella mano tesa a dirmi: "Ora ci siamo noi". Un contatto così semplice, ma così potente».
Dopo essere stata trasferita in ospedale, Lorena è stata affidata alle cure dei sanitari del Santa Chiara per poi essere dimessa il giorno seguente. «Sono stata accolta e curata con attenzione e rispetto. Non ero solo una paziente, ma una persona. Ho capito davvero cosa significa "esserci". Esserci quando conta e per qualcuno che non conosci. Oggi sono qui. E questa non è una cosa scontata».
Dopo l'incidente, Lorena è voluta tornare sul posto per vedere con i suoi occhi quel luogo a lei così famigliare, e ora così intriso di paura. «Ho avuto la possibilità di continuare a vivere, di tornare dai miei affetti, di guardare avanti con occhi diversi, più grati».
Accanto a lei, sempre la sua famiglia. «Malgrado lo spavento è stata presente fin dal primo istante, con amore e dedizione, donandomi forza in ogni momento. Sono il mio porto sicuro. E grazie a chi, da lassù, mi ha tenuta per mano, proteggendomi e salvandomi la vita».