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Cave di porfido, in 9 a giudizio

per abuso d'ufficio

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Le delibere approvate dal consiglio comunale di Albiano l'8 settembre 2011 per l'applicazione dell'articolo 33 della legge sul porfido, che definisce la durata massima (18 anni) e i volumi delle concessioni delle cave, mettono nei guai l'ex sindaca, Mariagrazia Odorizzi, e otto ex consiglieri.

Ieri mattina l'udienza preliminare davanti alla giudice Claudia Miori si è infatti conclusa con il rinvio a giudizio per abuso d'ufficio per tutti: in autunno, dunque, si aprirà il processo.
La vicenda, lo diciamo subito, è molto complessa ed è destinata a giocarsi tutta sul terreno del diritto. Per la procura, la durata delle concessioni estrattive sarebbe sostanzialmente andata oltre il limite fissato dalle norme della Provincia (finita due volte sotto procedura di infrazione europea), avvantaggiando così le ditte di lavorazione del porfido.
Gli imputati, assistiti dagli avvocati Alessandro Melchionda e Federica Zollo - che ieri avevano chiesto il proscioglimento degli ex amministratori - respingono invece le accuse e, forti anche di una recente sentenza del Consiglio di Stato, ribadiscono di avere operato correttamente.

Al centro del procedimento penale c'è la durata delle concessioni estrattive. Un partita che, per anni, è stata oggetto di molte battaglie. Lo scontro fra il Comune di Albiano e la Provincia sul regime transitorio previsto dalla legge provinciale 7 del 2006, quindi la durata della proroga delle concessioni in atto prima di metterle all'asta come impone l'Unione Europea, era stato durissimo. Piazza Dante era riuscita a stoppare la procedura di infrazione aperta a Bruxelles, concordando una durata massima di 18 anni, a far data dal 15 novembre 2008, ma l'amministrazione di Albiano aveva deciso di tirare dritto, approvando - il 22 febbraio 2011 - 36 delibere (una per ogni azienda concessionaria), che prorogavano le concessioni fino a 26 anni, ignorando poi i solleciti della Provincia a revocare le proroghe.

Un braccio di ferro che, nel settembre 2011, era terminato con il ritiro delle precedenti delibere da parte del Comune di Albiano e l'approvazione del consiglio di quelle per l'applicazione delle nuove linee provinciali. Un consiglio "a staffetta", dove le delibere erano state approvate in modo frazionato per ciascuna cava - i vari consiglieri di maggioranza erano infatti entrati e usciti a turno, per evitare il conflitto di interessi - e facendo decorrere il termine dei 18 anni, non dal 2008, come indicato dalla Provincia, ma dal 2011, data della stessa delibera. E, tenuto anche conto delle proroghe concesse dalla Provincia, per l'accusa la decorrenza avrebbe potuto essere al massimo dal 2010. Secondo la procura sarebbero state dunque violate norme e regolamenti, favorendo in questo modo i cavatori: da qui la contestazione di abuso d'ufficio.

Un'accusa, come detto, che gli ex amministratori respingono in toto. In aula, il giorno dell'approvazione delle delibere incriminate, l'ex sindaco Odorizzi aveva detto: «Modificare l'aspetto temporale ma non la sostanza dei nostri provvedimenti, non significa per questa amministrazione arrendersi o accettare passivamente le richieste o gli adempimenti della Provincia, e tanto meno una sconfitta. La modifica delle decisioni precedentemente assunte da questo consiglio non è un passo indietro, ma un atto di responsabilità nei confronti di tutto il settore del porfido e di tutta la comunità di Albiano».

Una decisione, come ricorda la difesa, che - vista la complessità della materia - era stata assunta con il parere di un consulente, che aveva avvallato questa procedura. «A fronte di quella situazione - ricorda l'avvocato Melchionda - il consiglio comunale ritenne imprescindibile chiedere un parere pro veritate ad un esperto di diritto amministrativo, che indicò come procedere». Non solo. La difesa ricorda anche che, qualche mese fa, il Consiglio di Stato (nel contenzioso su una delle delibere) ha emanato una sentenza stabilendo che il consiglio ha operato bene, senza violare le previsioni né travisare le finalità della legislazione provinciale sulle attività in cava e approvando la metodologia adottata. Ma l'accusa viene contestata anche da un punto di vista del diritto: secondo il legale non si potrebbe infatti contestare l'abuso d'ufficio per la presunta violazione di una circolare provinciale.

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