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Carola Gentilini, una lavisana doc a dirigere

il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo

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Ad una donna non azzardatevi a toccare le sue creature. Siano esse figli o progetti realizzati investendo tutte loro stesse, scatenerete un’energia pazzesca. Una forza che l’altra metà del cielo può talvolta avvicinare e spesso solo immaginare. Un misto fra orgoglio, abnegazione e spietata determinazione che se correttamente incanalato può portare a risultati impensabili. Carola Gentilini, architetto di Lavis, ne è un chiaro esempio in ambito lavorativo.
Liceo scientifico all’Arcivescovile di Trento, laurea in architettura a Venezia con specializzazione in  allestimenti museali, Carola - terzogenita dello stimatissimo medico condotto di Lavis, dottor Armando - dal 2004 al 2006 si è occupata in prima persona della progettazione esecutiva del Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, autentico tempio profano del ciclismo mondiale, realizzato a fianco del santuario intitolato alla Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti. «Ebbi questa opportunità grazie allo Studio Caliari di Milano, dove iniziai a esercitare la professione di architetto e dove ancora oggi lavoro - racconta - Lo Studio aveva ottenuto dalla Regione Lombardia l’incarico di realizzare la struttura e io ebbi l’onore di curarne la progettazione esecutiva, sia per quel che riguarda l’allestimento, che per gli aspetti giuridico amministrativi legati all’omonima Fondazione». Il Museo venne inaugurato nel 2006.
Primo direttore, fino all’apertura, fu l’architetto Pier Federico Caliari, titolare del rinomato Studio milanese. Sotto la guida del secondo direttore, le cose presero però una brutta piega, costringendo un monumento vivente del ciclismo mondiale, Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre legatissimo alla Fondazione e quindi al museo, ad esporsi in prima persona con le banche per far fronte ad una situazione economica disastrosa. Fu lo stesso Magni, sul finire del 2010, a chiedere a Caliari di riprendere il timone della nave in tempesta: «Non potendo assumere la carica di direttore perché incompatibile con altri incarichi, Caliari propose me - ricorda Carola - Magni, con il quale mi ero spesso confrontata nelle fasi di allestimento del museo, diede il proprio assenso. Diciamo che si fidò di me e così divenni direttrice».
Giovane e quasi a digiuno di ciclismo, ma «mamma» del museo, Carola Gentilini con la forza a cui accennavamo ad inizio articolo ha invertito il trend negativo e sta ripagando con gli interessi la fiducia concessale dal grande Fiorenzo Magni, scomparso nel 2012: «Di lui conservo il ricordo di un grande campione, di un grande imprenditore e di un grande uomo - è il ritratto che ne tratteggia - Una persona estremamente determinata ma buona allo stesso tempo. Dura quando necessario e rigorosa nei rapporti, che teneva tantissimo alla puntualità».
C’è molto di Carola nella ripresa del Museo, attraverso le sue capacità di spendersi in prima persona per la causa (fosse anche per stare in biglietteria, all’occorrenza) e di attirare interesse (anche da parte di sponsor privati) sulla struttura: «Non sono stati anni facili, ma stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel - ammette con giustificata soddisfazione - L’anno prossimo dovremmo riuscire a ripianare completamente i debiti e grazie ai tanti volontari e al coinvolgimento dei comuni di Magreglio e Bellagio da marzo garantiremo l’apertura tutti i giorni della settimana».
Orgogliosissima delle 60 maglie rosa (comprese quelle dei trentini Moser e Simoni) che fra tantissimi altri cimeli rappresentano il fiore all’occhiello del Museo, Carola accoglie ogni anno campioni e visitatori provenienti da tutto il mondo («il 50% sono stranieri»). Anche un certo Eddy Merckx?
«Ci ha fatto visita a ottobre ed è stata un’emozione fortissima. È un uomo che trasmette una grinta incredibile!».
Già, quasi quanto quella di una donna che deve difendere e far crescere la sua «creatura».

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