STORO. Il Trentino ha il suo primo impianto per la produzione di idrogeno verde in un’area industriale dismessa. È stato inaugurato oggi a Storo H2 Polytech, realizzato nell’area ex Paisoli grazie a un investimento di oltre 9,6 milioni di euro, di cui circa 7,5 finanziati dall’Unione europea attraverso NextGenerationEU e il Pnrr.

Al taglio del nastro sono intervenuti il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento e assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli, gli assessori provinciali Mattia Gottardi e Roberto Failoni, il sindaco di Storo Nicola Zontini e il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini, insieme a rappresentanti dell’industria, della ricerca e della società civile della zona. Durante la cerimonia è stato letto anche un messaggio del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.

Il cuore di H2 Polytech, realizzato da Polytec Energy e Polytec Spa, è un elettrolizzatore da 1 megawatt, integrato con un sistema di stoccaggio e alimentato dall’energia di sei impianti fotovoltaici dedicati, distribuiti tra Storo e i comuni vicini. L’idrogeno rinnovabile prodotto sarà destinato anche alle aziende della zona attraverso un idrogenodotto, con l’obiettivo di contribuire alla decarbonizzazione dei processi produttivi e alla competitività delle imprese locali.

I lavori si sono conclusi il 25 giugno e l’elettrolizzatore è in funzione dal primo luglio. Il progetto rientra nella Missione 2 del Pnrr, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”: la Provincia ha operato come soggetto attuatore delegato dal ministero.

«Attraverso questo impianto il Trentino compie un passo concreto nello sviluppo di una filiera dell’idrogeno rinnovabile», ha sottolineato Spinelli, ricordando che il progetto di Hydrogen Valley di Storo si affianca a quello di Rovereto. «È il risultato della capacità di fare sistema tra pubblico e privato e di trasformare le risorse del Pnrr in investimenti concreti, con benefici diretti per il territorio».

Gottardi ha richiamato la storia dell’area: «Trent’anni fa questa sembrava una zona destinata a non farcela. Immaginare che in Valle del Chiese potessero nascere realtà multinazionali era tutt’altro che scontato. Oggi inauguriamo un impianto all’avanguardia, che rappresenta un autentico riscatto per il territorio».
Per Failoni, l’impianto nasce da un tessuto imprenditoriale e artigianale «solido e fortemente interconnesso»: «Questa non è una periferia, ma una frontiera dell’innovazione e dello sviluppo».