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TIONE. 1996-2026. Ricorre quest'anno il trentesimo anniversario della fondazione di "Speranza di Vita", associazione presieduta da Luca Salvaterra. Le celebrazioni prevedono l'organizzazione di alcune iniziative. La prima si è svolta negli scorsi giorni a Tione, dove l'associazione è nata e opera. «Abbiamo in programma una messa alle ore 17 per ricordare tutti coloro che ci hanno dato una mano. Fra i volontari dedicheremo un ricordo a chi non c'è più, fra cui due presidenti, Edi Fedrizzi e Maria Grazia Parolari, che ci hanno lasciato. Seguirà, nella sala della ex biblioteca di Tione, un momento più formale di ricordo e festeggiamento dei trent'anni di attività. Per le 19 abbiamo programmato l'inaugurazione di una mostra fotografica che ripercorre alcuni momenti salienti di questi trent'anni».
Un percorso particolare, va detto. Porte aperte e accoglienza. Queste le parole d'ordine attorno alle quali nacque "Speranza di Vita". Correva l'anno 1996, quando si ricordava l'incelebrabile (il termine non è il massimo, ma non ce n'è di migliori) decimo anniversario della catastrofe di Chernobyl. Serve ricordare i divieti di raccogliere l'insalata perfino nei nostri orti per il pericolo di inquinamento nucleare?
Figuriamoci cosa poteva essere accaduto nelle zone limitrofe alla centrale che esplose, come la Bielorussia. I più piccoli e i più fragili pagarono più di tutti. In Italia iniziò una attività di accoglienza di bambini e bambine dai sette anni in su. Per molti di loro trascorrere circa un mese lontano dai territori contaminati significava un importante periodo di disintossicazione e di ossigenazione.
Molte famiglie delle Giudicarie diedero vita ad un movimento spontaneo di accoglienza, ospitando questi bambini per un mese all'anno.
«Non si trattava soltanto di preparare una camera o di aggiungere un posto a tavola», racconta uno dei volontari di quegli anni: «Occorreva superare la barriera della lingua, comprendere paure e silenzi, accompagnare quei piccoli ospiti nella quotidianità e farli sentire, almeno per qualche settimana, protetti e al sicuro». Fra l'altro va considerato che i figli di quella tragedia ne subirono talvolta un'altra: il dissolvimento delle famiglie con la conseguenza di finire negli orfanotrofi.
Fu così che nacquero nuovi legami che spesso si sarebbero protratti nel tempo. Fu nel 1996 che un gruppo di volontari decise di dar vita a "Speranza di Vita", che nel nome comprende già tutto il messaggio.
Dopo qualche anno si andò oltre: dalla Bielorussia al Perù. Erano gli anni in cui alcuni giudicariesi si lanciarono in un altro mondo: la vita fra gli ultimi e gli ultimissimi del Sudamerica. Da Tione partì Daniela Salvaterra, missionaria che in questo periodo è tornata fra le montagne delle Giudicarie e che in ottobre incontrerà tutti coloro che vorranno partecipare ad un evento organizzato da "Speranza di Vita".
L'ultima volta che Daniela Salvaterra raccontò la sua esperienza parlò di Encañada, a 3.000 metri di altezza, sulle Ande peruviane, una struttura chiamata "Casa Madre Teresa", dove si accolgono oltre settanta fra bambini e donne con disabilità di varia natura (fisica e psichica) e in abbandono o provenienti da famiglie molto povere. Quello offerto da Daniela e dall'organizzazione è un contesto protetto, di una 'famiglia', più che di una struttura per disabili, «nella quale - raccontò - si cerca di voler bene, accogliere, amare».
Questo verrà raccontato in ottobre. Negli scorsi giorni si è celebrato il trentesimo anniversario, pensando (non senza apprensione) alla Bielorussia, a Chernobyl e a tutti quegli sfortunati che pagarono cari gli errori umani.


