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La Zangola, discoteca dei vip a Madonna di Campiglio, dopo essere risorta dalle ceneri di un incendio, nel gennaio 2014 era collassata. Un crollo che, secondo i giudici della Corte dei conti di Trento, non è imputabile alle abbondanti nevicate, ma alle carenze in fase di progettazione (di fatto i giunti delle capriate sarebbero stati sottodimensionati e dunque non idonei a sostenere la copertura) e ad una mancata vigilanza sull'esecuzione delle opere.
Il conto - salatissimo - è arrivato al progettista e direttore dei lavori, l'ingegner Gastone Cominotti di Pinzolo, condannato a pagare all'Asuc di Fisto, proprietaria dell'immobile, 200.974 euro. Il professionista è stato ritenuto responsabile per il 65% dei danni causati (contro la ditta esecutrice dei lavori è pendente una causa civile).
Il contenzioso definito davanti ai giudici contabili - ma appare scontato l'appello del professionista - parte da lontano. Dopo l'incendio doloso che nel dicembre 2007 distrusse la discoteca, l'Asuc di Sisto avviò l'iter per la ricostruzione. Nell'aprile del 2008 venne affidato allo studio tecnico dell'ingegner Cominotti l'incarico per la progettazione definitiva ed esecutiva della Zangola, in luglio al professionista venne dato l'incarico di direzione e contabilità dei lavori e coordinatore della sicurezza e l'appalto venne affidato all'associazione di imprese Pretti & Scalfi spa (capogruppo).
In dicembre i lavori erano finiti. Ma nel gennaio 2014, dopo intense nevicate, alla Zangola vennero scoperte crepe e fessurazioni. Il motivo? Secondo quanto rilevato dall'ingegner Giuseppe Pellegrini, incaricato dall'Asuc, quei dissesti erano causati da «vizi d'opera». Da qui la decisione dell'Asuc, assistita dall'avvocato Luigi Olivieri, di proporre un ricorso per accertamento tecnico al Tribunale di Trento contro Cominotti e contro l'impresa costruttrice. Il contenzioso civile contro la ditta, come detto, è pendente, ma il giudice stralciò la posizione del professionista, ritenendo competente la Corte dei conti che, nel 2015, ha presentato al progettista un conto da 417 mila euro (pari al 75% del danno).
Il professionista, assistito dagli avvocati Joseph Masè e Alessandro Urcioli, ha sempre respinto le accuse, precisando che il progetto esecutivo del tetto era stato elaborato prendendo a riferimento la struttura preesistente all'incendio e che era stato trasmesso a una società specializzata in coperture in legno, che nulla aveva eccepito in merito. Secondo il professionista, la responsabilità sarebbe semmai dovuto essere in campo alle ditte, «per avere realizzato il giunto punto catena in modo difforme dalle tavole del progetto». Circostanza di cui il direttore dei lavori non avrebbe potuto accorgersi e che sarebbe avvenuto a sua insaputa. Inoltre, secondo Cominotti, visto che il tetto aveva «retto» per cinque anni, nell'evento avrebbero pesato anche le eccezionali nevicate e la carente manutenzione della copertura. Una tesi che i giudici non hanno però accolto, ritenendo invece la condotta del professionista «connotata da colpa grave».
«Il danno subito dall'Asuc di Fisto - si legge - deve ricollegarsi alle errate valutazioni tecniche effettuate dal progettista durante la fase di progettazione». In particolare i giudici ricordano quanto indicato dal consulente tecnico d'ufficio, ovvero le «insufficienti dimensioni dei giunti delle capriate, in particolare di quello puntone-catena, ulteriormente diminuito dall'asportazione della parte più esterna», che «hanno determinato il collasso di 5 delle 11 capriate della copertura del ristorante La Zangola». Inoltre per la Corte il progettista «non ha adeguatamente vigilato sull'esecuzione delle opere, affidandosi alle imprese esecutrici», certificando però l'idoneità statica dell'edificio.
Quanto al danno i giudici lo hanno però rideterminato in 309.191 euro (hanno ritenuto che ci sia un difetto di giurisdizione rispetto alle competenze professionali versate dall'Asuc a Cominotti), ritenendo che ci sia comunque un «considerevole contributo causale delle ditte esecutrici dei lavori» e che sia imputabile al professionista per il 65% (200.974 euro).


