STORO. Reduce da una finale nazionale in Spagna e da una europea con la Maxorata Beach Volley Federico Grassi, 30enne nato e cresciuto a Storo, guarda il futuro con l’ambizione di vivere le prossime sfide sul campo di beach volley quali passi essenziali alla costruzione del suo domani. Frequentati i primi tre anni delle superiori ad Idro e un quarto all’Upt di Tione, Grassi ha terminato il quinquennio diplomandosi al Capes (Corso annuale per l’esame di Stato) a Trento. Lì, ha conosciuto la pallavolo e poi, appassionatosi al beach volley, si è trasferito a Tenerife con la compagna Aurora Ferrari per realizzare i loro sogni senza il timore di cadere nella rete delle incertezze.

Federico, quando hai cominciato a giocare a pallavolo?

«Ero all’ultimo anno delle superiori, vivevo e studiavo a Trento. Ogni weekend mi recavo al palazzetto per guardare le partite della Trentino Volley. Ho avuto la possibilità di allenarmi con una delle loro squadre giovanili e, da allora, non ho più lasciato questo ambiente».

Come hai capito di essere portato per il beach volley?

«Il primo contatto è arrivato a 19 anni, quando mi sono trasferito per un anno in Australia. Una passione in costante crescita che mi ha spinto, nel 2021, a trasferirmi a Tenerife, culla di questa disciplina. Mi sono ritrovato così ad allenarmi con i migliori giocatori della Spagna e del mondo, rendendomi conto di poter competere ai migliori livelli».

Quali sono le principali differenze tra le due declinazioni pallavolistiche?

«Parecchie. Nella pallavolo indoor ogni giocatore ha un ruolo definito, mentre nel beach volley la versatilità è d’obbligo perché il tuo compagno dipende da te e tu dipendi dal tuo compagno. Dalla battuta al bagher, dall’attacco e alla ricezione, dalla visione di gioco alla repentinità di lanciarsi a muro: bisogna sapere fare tutto. Inoltre, entrano in gioco fattori esterni quali vento, sole, sabbia: servono capacità e spirito di adattamento, tecnica e mentalità».

Cosa rappresenta per te?

«La massima libertà. Prima, quando giocavo a pallavolo, indossavo calzini, scarpe, ginocchiere, maglietta attillata ritrovandomi in una palestra fredda, al chiuso. Passando al beach volley mi sono spogliato, in tutti i sensi. Certo, servono crema solare ed occhiali da sole ma vivere uno sport senza costrizioni e in sintonia con ciò che ti circonda è impagabile».

Quando è cominciato il viaggio verso l’agonismo?

«Avevo 19 anni. Dopo aver giocato nella Tremalzo Ledro Volley e nel Team Volley C8 Storo, è giunta l’Australia. Lì, come detto, ho sperimentato il beach volley con gli amici. Al mio ritorno in Italia ho disputato il campionato di Serie C con il Brenta Volley per un paio d’anni e, durante gli anni del Covid, la Serie B con il Lagaris Volley. Nel 2021 mi sono trasferito a Tenerife e, dopo pochi mesi ed alcuni tornei disputati, è arrivata la chiamata dal Maxorata Beach Volley, tra le migliori squadre spagnole. Dopo tre anni abbiamo disputato la finale nazionale in Spagna. Arrivare secondi ci ha garantito l’accesso alla Champions League Europea di beach volley, ossia la Cev Wevza European Clubs Cup. La finale, svoltasi a Montpellier, si è tenuta a giugno: siamo arrivati secondi anche lì. Quindi sì, ho perso due finali (una nazionale e una europea) ma lo considero l’inizio di una carriera brillante. Ho vissuto uno dei momenti più belli della mia vita. Alcuni anni fa giocavo nei tornei provinciali e regionali, mai avrei immaginato di conquistare simili posizioni. Certo, perdere lascia sempre dell’amarezza ma sono orgoglioso del nostro percorso: ha accresciuto la mia voglia di continuare».

Cosa ti ha portato alle Canarie?

«Il Covid. Io ed Aurora, la mia compagna, abbiamo lasciato i nostri rispettivi lavori e fondato un’agenzia di marketing. Lavorando da remoto desideravamo vivere un’esperienza diversa e viaggiare. Abbiamo scelto Tenerifesenza immaginare di ritrovarci in uno dei luoghi più importanti del beach volley. Abbiamo vissuto questo cambiamento con entusiasmo e curiosità, la voglia di apprendere nuove culture e conoscere nuove persone. Lasciare le nostre certezze non è stato semplice ma decidere di uscire dalla propria zona di comfort ricompensa ogni difficoltà. Le radici restano in Trentino, dove torno durante le vacanze, ma viaggiare è il nostro obiettivo».

Hai avviato altri progetti di vita?

«Lo sport è una parte fondamentale della mia vita ma per campare c’è da lavorare, diceva nonno. Mi piace costruire progetti imprenditoriali, lavorare mi stimola. Aurora ed io collaboriamo con aziende che vogliono crescere online. Abbiamo fondato Jump Higher Program, una scuola online che permette al cliente-atleta di allenarsi nel salto verticale. A fine 2024 il nostro amico Davide Poletti ha fondato l’app Spike Volley dedicata alla crescita del mondo della pallavolo italiana; Aurora e io ne siamo co-founder».