PINZOLO. «Magre, sporche, pelo lungo. Danno l'impressione della sciatteria e dell'abbandono». Questo il commento di chi ieri mattina era in Via delle Bettine a Trento, nella sede della Federazione allevatori, nella sala aste. Saranno state circa un centinaio le bovine provenienti da vari allevamenti per una normale asta, di quelle che si celebrano periodicamente.

Ma proprio normale l'asta del 23 settembre non era. In mezzo a manze, manzette e vitelli, curati per essere venduti e seguiti dai titolari, faceva brutta mostra di sé la pattuglia di sventurate (ci si perdoni il linguaggio) di cui abbiamo parlato: i capi della stalla di Sant'Antonio di Mavignola, rea di avere sversato per anni in località Plaza i liquami nella Sarca di Campiglio. Le vacche sono state trasportate lunedì a Trento per essere vendute all'asta perché la stalla di Mavignola è al centro da almeno sei anni di articoli di giornali, interrogazioni provinciali, interventi di più istituzioni.

Motivo: sempre quello degli sversamenti di liquami. Perché a dispetto delle polemiche, degli esposti alla magistratura, delle spese per riportare la situazione ad un minimo di legalità, tutto proseguiva come se nulla fosse. Tanto da alimentare ulteriori polemiche. Ad un certo punto, nel 2022, il Comune di Pinzolo provvide al recupero del letame creando una strada per consentire ai mezzi di giungere fino agli sversamenti, costo più di 32.000 euro. Nel 2024 il Servizio Bacini montani realizzò con criteri di urgenza un tomo per contenere i liquami.

La situazione è precipitata l'anno scorso, quando finalmente la Procura ha incaricato il presidente della Federazione allevatori di prendere in mano la situazione. Ma il malumore rimane. E l'associazione Bearsandothers nei giorni scorsi ha posto una serie di domande, tirando in mezzo i veterinari dell'Azienda sanitaria per capire lo stato degli animali. «Quando sono stati registrati questi bovini? Perché per alcuni esistevano problemi o ritardi relativi alla registrazione? Perché alcuni animali appaiono così magri? Quali controlli sul loro stato nutrizionale e sanitario sono stati effettuati negli ultimi mesi? Cosa è cambiato dopo l'intervento delle autorità? E gli altri bovini appartenenti alla stessa azienda dove sono?».

C'è una ultima, inquietante incognita: dalle foto appare una vacca che potrebbe aver partorito da poco. «Dov'è il vitello?», chiedono gli ambientalisti.

C'è chi fa domande e chi cerca di rispondere. Giacomo Broch, presidente degli allevatori trentini, allevatore a sua volta del Primiero, è stato incaricato dalla Procura di risolvere il problema per togliere di mezzo, per quanto possibile, la questione ambientale. «Ho due strade: chiudere l'azienda o ridurre i capi. Non lavoro per chiudere, ma per ridurre i capi, con l'obiettivo di ripartire».

Ieri è stato fatto il primo passo sulla strada della riduzione: 25 capi sono andati all'asta. Probabilmente altre aste seguiranno sul sentiero della normalizzazione. Basterà?